Bene e Male

“La GUERRA è sempre una sconfitta!”

(Andrej Rublëv – di Andrej Tarkovskij)

Per Dostoevskij il male trova la sua origine all’interno dell’individuo, nel
suo ambito interiore. Esso, il male, non può essere generato da
condizioni esterne. Infatti, se la persona fosse determinata unicamente
dai presupposti passivi creati dall’ambiente esterno e se perciò non
fosse responsabile, allora non ci sarebbe uomo e nemmeno Dio; la
libertà sarebbe nulla ed il male ed il bene non esisterebbero.

Duello

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read174 views

Dostoevskij accoglie il compito filosofico di narrare il bene e il male. Acuto osservatore e pensatore, egli costruisce storie potenti che rivelano le profondità del cuore umano nel suo intimo incontro con il divino e il diabolico; e attraverso l’esplorazione artistica dei fenomeni del cuore della libertà, del male e della tentazione, egli pone domande destinate a rimanere oscure in Kant. In Dostoevskij la metafisica del bene e del male è commista a un intenso sentimento del divino e a un forte senso del diabolico;  e  il suo monumentale  affresco  delle  due  forze  che  regnano sul  mondo,  e  sul cuore dell’uomo, deriva da una creativa sintesi di Romanticismo, Cristianesimo e folclore russo: «La storia di Dostoevskij si svolge precisamente sul confine al di là del quale Kant rimane a guardare».

(Giulia Baselica, Dostoevskij, Kant e la filosofia del cuore)

Il male sulle spalle

 

… Di fronte al problema del male, Dostoevskij crede fermamente che Cristo non sia venuto a spiegare la sofferenza né a risolvere il problema del male; Gesù ha preso il male sulle sue spalle per liberarcene.

Dostoevskij vede chiaramente che la domanda dell’ateo è questa: “Cosa può l’uomo? Cosa può un uomo?”. Nietzsche pensa che l’uomo avrebbe potuto essere un’altra cosa, avrebbe potuto essere di più, ma rimane in questa tappa tanto indegna.

Per questo annuncia il “superuomo”, l’uomo trasformato in Dio, del tutto liberato dallo spettro divino.

Dostoevskij, al contrario, intraprende un cammino alla cui fine c’è il Dio fatto uomo, il mistero dell’Incarnazione. In questo percorso, Dostoevskij ha sperimentato l’abbattimento della sofferenza universale, il fascino del male e la vertigine dell’ateismo. È arrivato a considerare quest’ultimo come il terzultimo gradino che porta alla fede, alla quale, tuttavia, non tutti arrivano. Arriva ad affermare che è attraverso la morsa del dubbio che è giunto alla fede, alla lode del Dio vivo, quello che chiama il suo “Osanna”, con la maiuscola…

(Jorge Luis Zarazúa http://it.aleteia.org/2013/05/06/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita/)

Dostoevskij Manicheo?

… di Dostoevskij si è ammirata e si ammira questa tensione, quasi manichea, di lotta tra il Bene e il Male; affascina l’apologo del Grande Inquisitore e la sua sottile e beffarda consapevolezza dei limiti dell’uomo:

«Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile di quanto tu pensassi! Può forse eguagliarti in ciò che hai fatto? Stimandolo tanto, hai agito come se cessassi di averne compassione perché troppo hai preteso da lui, e chi ha fatto questo: Colui che l’amava più di se stesso!

Se lo avessi stimato di meno, avresti preteso anche meno da lui, perché più lieve sarebbe stato il suo fardello»; e ancora, nella stessa requisitoria di Ivan:

«Bramavi un amore libero e non il servile fervore di uno schiavo dinanzi al potente che l’atterrisce per sempre. Ma anche qui tu hai tenuto troppo in conto gli uomini poiché essi sono di certo degli schiavi»…

(http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/Dostoevskij-inutile-forza-degli-umili.aspx)

Stanno o cadono insieme

 

… ciò non è avvenuto per caso. La negazione di Dio non ha coinciso casualmente con la negazione del male morale. I due, esistenza del male morale nell’uomo ed esistenza di Dio, stanno o cadono insieme. Nessuno come Dostoevskij ci ha fatto riflettere su questo, soprattutto in due grandiosi romanzi, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov.

“Se Dio non esiste tutto è permesso”: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto. Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a “legare” la sua libertà. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi…

(http://www.caffarra.it/incontro161110.php#sthash.P6RoJVMY.dpuf)