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Tolstoj

Tristezza immotivata

I personaggi che si muovono nei romanzi di Dostoevskij mostrano, a differenza di quelli creati da Tolstoj, a cui viene spesso paragonato, una profonda inquietudine spirituale che racchiude nello stesso uomo una combinazione di personalità contrastanti che sfocia in un’incolmabile tensione emotiva donandoci pagine di elevata bellezza ed eleganza. La sua esistenza, colma di dolori apparentemente sconfitti, avrà sicuramente contribuito a far sì che in lui esplodesse quell’energia creativa che divamperà in romanzi ancora oggi estremamente attuali per quegli interrogativi destinati a rimanere sospesi nell’animo umano.

Fonte: www.lacapannadelsilenzio.it

Smarrimento !

Attraverso la lettura di Dostoevskij, che universo conosciamo? Come possiamo definire il mondo di Dostoevskij? Come lo conosciamo attraverso i romanzi?

Non dimentichiamo che Dostoevskij è anzitutto un romanziere: ha scritto anche dei saggi di carattere politico, ma prima di tutto è un grande, il più grande romanziere dell’Ottocento e forse di tutti i tempi. Ci troviamo di fronte un universo enorme, smisurato, addirittura eccessivo. È un’eccessività, una grandezza, qualche cosa che ci sfugge, che non possiamo dominare. Ci sono grandi, grandissimi scrittori, come Tolstoj, Balzac, Dickens, scrittori ottocenteschi straordinari; tuttavia, essi hanno creato degli universi che noi percorriamo con più sicurezza. In Dostoevskij invece ci smarriamo.

(V. Strada)

Letteratura e Guerra

Tolstoj, uno dei più grandi pacifisti della storia russa, non si era sempre attenuto al principio dell’amore per la pace. Fu l’esperienza della guerra a cambiarlo: lo scrittore partecipò alla difesa di Sebastopoli durante la guerra di Crimea (1853-1856) e a una campagna militare per l’assoggettamento dei popoli caucasici. In seguito a questi avvenimenti Tolstoj giunse al rifiuto assoluto di qualsiasi uccisione, e di conseguenza alla negazione di molte delle istituzioni sociali esistenti, tra cui anche la chiesa e lo stato.

(http://it.rbth.com/cultura/2014/08/26/quando_la_letteratura_incontra_la_guerra_32425)

Esordire

In una lettera del 19 maggio 1877, rispondendo ad un aspirante letterato che gli aveva chiesto consigli su come costruire la propria carriera, Dostoevskij ricordava così gli esordi:

Anch’io come voi, forse sin dall’età di sedici anni, ero turbato dallo stesso pensiero, ma ero in qualche modo convinto che presto o tardi avrei fatto il mio ingresso in campo, dunque (me lo ricordo bene) non mi angustiavo troppo.

Quanto poi al posto che avrei occupato nella letteratura, esso mi era indifferente: nel mio animo ardeva un fuoco nel quale credevo, e di ciò che ne sarebbe uscito non mi curavo troppo…

(da “Dostoevskij, Tolstoj e la battaglia per la “parola nuova” di Raffaella Vassena)