… In Leopardi il dolore non nasce solo dalla fine delle illusioni. Il dolore ha una radice religiosa: l’uomo cerca disperatamente un suo partner che non può che essere fuori dal mondo mutevole.” «S’avessi io l’ale»
… Dostoevskij è certamente un grande scrittore, ma è anche un profeta nel senso che svela l’uomo a se stesso, ne scandaglia le pieghe nascoste, ne rivela la grandezza e la miseria, ne proclama la missione, ne narra la drammaticità delle scelte.
E’ morto questa mattina alle 11.30 nella sua casa romana di Ponte Milvio, a 83 anni, Franco Interlenghi. L’attore nato a Roma nel 1931, straordinario protagonista quindicenne di Sciuscià di Vittorio De Sica, e poi della stagione del Neorealismo, fu diretto da Antonioni e Fellini al cinema, e a teatro da Luchino Visconti. Ne dà notizia la figlia Antonellina.
Tra i suoi film più celebri vanno ricordati I vinti di Michelangelo Antonioni (1953), I vitelloni di Federico Fellini (1953) e Giovani mariti di Mauro Bolognini (1958). In teatro fu protagonista in Morte di un commesso viaggiatore per la regia di Luchino Visconti.
La sua carriera cinematografica era poi proseguita fino a pochi anni: pur senza più interpretare ruoli di primissimo piano, Interlenghi aveva con Giuseppe Tornatore (Il camorrista), Michael Placido (Pummaro’, Le amiche del cuore e Romanzo criminale) , Tonino Cervi (L’Avaro)e Fausto Brizzi (Notte prima degli esami – Oggi).
Nel 1955 ha sposato l’attrice Antonella Lualdi. Dal loro matrimonio sono nate due figlie: Stella ed Antonellina Interlenghi, entrambe attrici.
Iniziò come autore teatrale, passò al cinema con film di spionaggio e gli “spaghetti western”.
Suo il merito del grande successo dello sceneggiato TV Rai con Kabir Bedi, Sandokan.
Nel 1951 Germi inizia un nuovo film; così dice agli amici: «ormai è il sesto eppure, ogni volta, è lo stesso terrore, la sensazione angosciosa di non potercela fare»