
Nel 1871 durante la stesura dei “I demoni”, Dostoevskij per l’ultima volta giocò d’azzardo. Quella dipendenza gli aveva rapito dieci anni di vita.

“Supponi” chiede Ivan ad Alesa “che fossi tu stesso ad innalzar l’edificio del destino umano, con la meta suprema di render felici gli uomini, di dar loro, alla fine, la pace e la tranquillità: ma, per conseguire questo, si presentasse come necessario e inevitabile far soffrire per lo meno solo una minuscola creatura (..) e sulle sue invendicate povere lacrime fondare codesto edificio: consentiresti tu a esserne l’architetto a queste condizioni? Parla senza mentire. – No, non consentirei – disse piano Alesa”
(Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi)

… La vita è dolore, la vita è paura, e l’uomo è infelice. Ora tutto è dolore e paura: l’uomo ama la vita, perché ama il dolore e la paura. Lo hanno fatto così. La vita viene concessa a prezzo di dolore e di paura, e qui sta tutto l’inganno. Ora l’uomo non è ancora quell’uomo che dovrà essere. Vi sarà l’uomo nuovo, felice e superbo. Quello al quale sarà indifferente vivere, quello sarà l’uomo nuovo! Chi vincerà il dolore e la paura, quello sarà Dio. E l’altro Dio non vi sarà più…
(Fёdor Dostoevskij, I demoni, Einaudi, Torino, 2014)

“… Ecco, io, per esempio, non mi stupirei affatto se all’improvviso, senza dire né a né ba, in mezzo alla futura, universale ragionevolezza, spuntasse fuori un gentleman con una fisionomia spregevole, o per meglio dire retrograda e beffarda, si mettesse le mani sui fianchi e dicesse a tutti noi: “Allora, signori, non è il caso, una buona volta, di prendere a calci tutta questa ragionevolezza, di mandarla in frantumi, unicamente con lo scopo di mandare al diavolo i logaritmi e di tornare a vivere secondo la nostra stupida volontà?”
(Fёdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, RCS Libri S.p.A, Milano)

“…ed è per esempio del tutto naturale che io voglia vivere soddisfacendo a tutte le mia facoltà vitali e non alla sola facoltà raziocinativa, ossia alla ventesima forse parte sull’intera somma delle mie facoltà vitali.
Che cosa sa la ragione? La ragione sa soltanto quello che le è riuscito di conoscere (e magari certe
cose non le conoscerà mai […]), mentre la natura umana agisce tutta intera…”
(F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano 1984)