Messo alla porta

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read141 views

Molti politici di oggi, sfruttando il caos dottrinale nella Chiesa, non trovano più difficoltà nel comportarsi come si comporta il Grande Inquisitore di Dostoevskij. Non comprendendo il dono divino della libertà che viene dalla verità, il vecchio cardinale di Siviglia rinchiude Cristo in prigione. Ben presto però, travagliato dalla presenza della Parola che inquieta la sua coscienza al punto da costringerlo a giustificarsi davanti a se stesso, La espelle dalla società.
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Tutto in un bacio?

 

… e come termina il tuo poema? – domandò a un tratto, con lo sguardo a terra, – o è già terminato?

– Io volevo finirlo cosí: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ed ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir piú… non venire mai piú… mai piú!”. E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”. Il Prigioniero si allontana.

– E il vecchio?

– Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.

(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979)

Eresia

La Chiesa, come società sovrana, incaricata di mantenere intatta la parola rivelata da Dio, è responsabile di un compito primario: mantenere l’ortodossia…

… L’ Inquisitore della Leggenda non ha a che fare con verità ed eresie. Egli ha a che fare con la pasta di cui è fatta l’umanità, della quale è al servizio. Il suo compito non è correggere, ma assecondare…

…La sua grande trovata sta in questo: il potere può essere assoluto se non si propone di cambiare, punire, frenare la natura umana, ma se la rispetta così com’ è e la si lascia sfogare…

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Il rischio

“Questi liberali non suppongono neppure che presto sarà la fine del loro progresso e delle loro ciarle. E’ vicino il momento in cui, in luogo della libertà e della giustizia, una selvaggia avidità di ricchezza personale si impadronirà di tutti gli uomini… tutti preannunziano una pace duratura… invece dalla moralità attuale nascerà indubbiamente una grande guerra, in cui tutto sarà distrutto.”
(P. Evdokimov, Gogol e Dostoevskij, Roma, S. Paolo)

Oltre la morte

… Temo che tu sia venuto in qualche maniera a conoscenza della nostra condanna a morte. Dalle finestre del cellulare, mentre venivano portati alla piazza d’armi Semionov, vidi una folla di gente. Forse la notizia si raggiunse e tu soffristi per me. Ora sarai sollevato da questa mia relazione. Fratello! Non sono triste, o depresso. La vita è la vita ovunque, vita in noi stessi, non in ciò che è fuori di noi. Ci sarà qualcuno vicino a me, ed essere un uomo tra la gente e restare un uomo per sempre, non essere triste né cedere a causa di qualunque sfortuna possa capitarmi, questa è vita; questa è la missione della vita. Ho capito questo. Questa idea è entrata nella mia carne e nel mio sangue. Sì, è vero! La testa che creava, viveva con la vita più alta dell’arte, che aveva compreso e si era abituata ai bisogni più alti dello spirito, quella testa è già stata mozzata dalle mie spalle. Le rimangono la memoria e le immagini create da me, ma che in me non più si incarnano. Mi lacereranno, è vero! Ma rimane in me il mio cuore e la stessa carne e lo stesso sangue, che possono anche amare, soffrire e desiderare, per ricordare, e questa, dopotutto, è vita. On voit le soleil! Ora, addio, fratello! Non rattristarti per me!

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Morti ammazzati

“La coscienza! Che cosa è la coscienza? Sono io stesso che me la invento. Perché mai mi tortura? Per un’abitudine. Per un’universale abitudine del genere umano, vecchia di settemila anni. Liberiamocene, e saremo degli dei!”.

(I fratelli Karamazov, F. Dostoevskij)