COMUNQUE, MEGLIO LA PACE!

“In certi casi, se non addirittura in tutti
(tranne forse le guerre intestine), la guerra è
un processo per mezzo del quale appunto con
il minor spargimento di sangue, con il minore
strazio e il minor dispendio di forze si
raggiunge la tranquillità internazionale e si
instaurano, almeno approssimativamente, dei
rapporti per quanto è possibile normali tra le
varie nazioni. (…) È piuttosto la pace, una pace
prolungata, a trasformare gli uomini in bestie
e a renderli feroci, e non la guerra. (…) Una
guerra combattuta per un nobile fine, per
l’emancipazione degli oppressi, per un’idea
disinteressata e santa: questo genere di
guerra purifica l’aria infetta dai miasmi che vi
si sono accumulati, risana l’anima, scaccia la
vergognosa viltà e l’indolenza, dona e
chiarisce l’idea alla cui realizzazione è
chiamata questa o quella nazione. Tale guerra
rinvigorisce ogni singola anima con la
coscienza del suo sacrificio, e lo spirito
dell’intera nazione con la coscienza della
reciproca solidarietà e dell’unità di tutte le
membra che compongono la nazione”. 


(“Diario di uno scrittore”, 1876. F. Dostoevskij)

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