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Ricordi dal sottosuolo

Vite spericolate

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read109 views

 

“…ed è per esempio del tutto naturale che io voglia vivere soddisfacendo a tutte le mia facoltà vitali e non alla sola facoltà raziocinativa, ossia alla ventesima forse parte sull’intera somma delle mie facoltà vitali.

Che cosa sa la ragione? La ragione sa soltanto quello che le è riuscito di conoscere (e magari certe

cose non le conoscerà mai […]), mentre la natura umana agisce tutta intera…”

(F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano 1984)

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«Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, non se ne discute, ma la ragione è soltanto ragione e soddisfa soltanto la facoltà raziocinativa dell’uomo, mentre la volontà è la manifestazione della vita intera, ossia di tutta la vita dell’uomo, ragione e sue prurigini comprese. E sebbene la nostra vita, in tale manifestazione, risulti spesso essere molto misera cosa, ma è però sempre la vita, e non già solamente un’estrazione di radice quadrata. Ed è per esempio del tutto naturale che io voglia vivere soddisfacendo a tutte le mia facoltà vitali e non alla sola facoltà raziocinativa, ossia alla ventesima forse parte sull’intera somma delle mie facoltà vitali. Che cosa sa la ragione? La ragione sa soltanto quello che le è riuscito di conoscere (e magari certe cose non le conoscerà mai […]), mentre la natura umana agisce tutta intera»

(F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano 1984, pp. 48-49)

VERSO LA MORTE

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read242 views

Dal formicaio le rispettabili formiche hanno cominciato, e col formicaio certamente finiranno, il che torna a grande onore della loro perseveranza e della loro posatezza. Ma l’uomo è creatura avventata ed assurda, e forse a lui come al giocatore di scacchi interessa soltanto il processo di raggiungimento dello scopo, non già lo scopo stesso. E, chissà (nessuno può giurare il contrario), forse lo scopo a cui tende l’umanità consiste unicamente nel mantenere ininterrotto questo processo di raggiungimento, in altre parole è la vita medesima, e non propriamente la meta da raggiungere, la quale, si capisce, non può esser altro che il due più due quattro, ossia una formula, ma questo due più due quattro non è più la vita, bensì il principio della morte.

F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano, 1975, pagg. 53-54