
UN VOLTO UN PERSONAGGIO
(Umberto Boccioni “Controluce” 1910)
… egli la guarda con pietà e le sue labbra pronunziano piano ancora una volta: “Talitha kum”, e la fanciulla si levò…
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov )

“Trentasei espressioni del viso” Louis-Léopold Boilly (1761 – 1845)
… Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli
passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d’infinita compassione. Il sole dell’amore arde nel
Suo cuore, i raggi della Luce, del Sapere e della Forza si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli
uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d’amore…
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov)

Sharon Sprung (nata nel 1953) “Finestra”
pittrice realista statunitense
… Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa libertà, ma adesso l’opera è compiuta e saldamente compiuta.
Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono più che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libertà, e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma è questo che Tu desideravi, è una simile libertà?…
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979)

Vincent Van Gogh (1853-1890) (Self-Portrait with pipe)
… Il popolo si agita, grida, singhiozza; ed ecco in questo stesso momento passare accanto alla cattedrale, sulla piazza, il cardinale grande inquisitore in persona. È un vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno, dagli occhi infossati, ma nei quali, come una scintilla di fuoco, splende ancora una luce … Ha visto tutto… Aggrotta le sue folte sopracciglia bianche e il suo sguardo brilla di una luce sinistra. Egli allunga un dito e ordina alle sue guardie di afferrarlo. . .
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979)

KEES VAN DONGEN (1877-1968)
… vorrei sottolineare ancora una volta che le — cosiddette — eroine «infernali» dei romanzi di Dostoevskij non sono strumenti dell’inferno bensì sue prigioniere. E l’inferno cattura proprio coloro che, al posto di dare se stessi in risposta all’inevitabile e ineluttabile bellezza che è data a loro (perché per Dostoevskij la modalità di esistenza della bellezza nel mondo è il dono di sé) cercano di appropriarsene e su questa strada entrano immancabilmente in conflitto con tutti quelli che cercano di fare lo stesso. La scoperta della propria bellezza come risposta a una bellezza che si rivela è un cammino di sovrabbondanza, un cammino sul quale l’uomo diventa una sorgente di grazia per il mondo.
(Fonte: Osservatore Romano, 21/04/2012)

“Voi pensate, forse, che io dubiti ancora che il personaggio che mi appare nell’allucinazione sia io stesso e non sia davvero il diavolo”
”E… lo vedete realmente? Vedete realmente una figura ben definita?”
”Sì lo vedo, lo vedo così, come vedo ora voi… e talvolta lo vedo e non sono persuaso di vederlo, benché lo veda… talvolta non so chi dei due realmente esista: io o lui…”
F. M. Dostoevski, I Demòni,
’Confessione di Stavrogin’