
San Pietroburgo, cimitero di Tichvin. tomba di Dostoevskij (1821-1881)
Così scrive Dostoevskij in occasione del suo breve soggiorno a Londra (otto giorni) “uno scenario biblico, una sorta di Babilonia, una profezia dell’Apocalisse che si avvera sotto i vostri occhi […] un popolo che beve e mangia” e “tutti sono ubriachi, ma senza gaiezza, tristemente, pesantemente, e tutti sono così stranamente taciturni … Tutti hanno fretta di ubriacarsi fino a perdere coscienza …” (Fedor Mihailovic Dostoievski, Le Bourgeois de Paris, ed. Rivages, 2006)
“Parigi è la città più virtuosa del mondo” Ma la frase si rivela ben lungi dall’essere un complimento. Basta leggere il seguito per capire che è piena di sarcasmo, ironia, disprezzo.“ Non si riuscirà mai a persuadere un francese, e cioè un parigino (perché in fondo tutti i francesi sono dei parigini) di non essere il primo nel mondo intero. D’altra parte, egli sa molto poco del mondo intero fuori Parigi. E niente ne vuol sapere”. Parigi, secondo Dostoevskij, è ipocrita. Finge che tutto vada sempre per il meglio. Che la povertà, la sofferenza, la stupidità delle masse non esistano. Il borghese parigino vuole convincersi che tutto è ordinato, tutto è piacevole e felice. Tutti cercano di convincere sé stessi ed il mondo che Parigi e la Francia sono il migliore dei mondi possibili …
(Fedor Mihajlovic Dostoevskij, Le Bourgeois de Paris, ed. Rivages, 2006)
Per Dostoevskij esiste incompatibilità tra lo spirito occidentale e lo spirito russo.
“Il russo è scettico e beffardo, dicono di noi i francesi, ed è vero. Noi siamo più cinici […]
consideriamo tutto con maggiore freddezza […] in ogni caso, in una maniera più astratta”.
Tra l’ ottobre e il novembre del 1868 Fedor Dostoevskij vive a Milano. Così scrive all’amico Apollon Nikolàevic Màjkov: «Due mesi fa attraverso il Sempione ci siamo trasferiti a Milano. Qui il clima è migliore, la vita più cara, piove molto e per di più ci annoiamo mortalmente…»
(Dostoevskij, Epistolario, vol. II, trad. E. Lo Gatto, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1951)
Fedor Dostoevskij si ferma a Torino nel 1863, dal 10 al 18 ottobre. Il soggiorno era motivato dall’attesa di denaro dalla famiglia, in quanto aveva dilapidato al gioco una fortuna.
“Gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente.” Fëdor M. Dostoevskij – Il giocatore.