… quando i personaggi di Dostoevskij scoprono la bellezza al di fuori della sfera “spirituale” incappano sempre nella “perversione” che genera una bellezza luciferina e omicida, una degenerazione psicologica.
L’ultima chance
Dostoevskij era certo che l’umanità avesse delle speranze di salvarsi dalla “distruzione” solamente attraverso un eroismo spirituale.
L’arte comune
Più a fondo vai nell’uomo, in te stesso, e più viene fuori quello che abbiamo in comune
Tolstoj
Perdersi in un romanzo

Dostoevskij è prima di tutto un romanziere, il più grande romanziere dell’Ottocento e forse di tutti i tempi. Il suo universo è sterminato, forse eccessivo. Qualcosa ci sfugge ogni volta che lo affrontiamo. Frammenti della sua grandezza ci spingono oltre, verso pensieri e sensazioni che non riusciamo a controllare. Straordinari scrittori, come Tolstoj, Balzac, Dickens, hanno
creato nelle loro opere ottocentesche situazioni più facili da attraversare.
Invece, affrontando Dostoevskij, spesso ci perdiamo.
Guardare o vedere un film?

Guardare: «Dirigere gli occhi, fissare lo sguardo su qualche oggetto (non include necessariamente l’idea del vedere, in quanto si può guardare senza vedere, così come si può vedere qualche cosa senza rivolgervi intenzionalmente o coscientemente lo sguardo)»
Insomma, l’intenzionalità del guardare non comporta per forza la capacità o il risultato del vedere. Il vedere implica, infatti, la realizzazione precisa di una percezione di stimoli esterni. Posso dire, perciò: ho guardato dappertutto, ma non ho visto niente di strano; ma non ho visto dappertutto, ma non ho guardato niente di strano.
Per concludere, sembra necessario dire vedere un film, nella misura in cui il vedere comporta, nel caso di una visione attenta, una percezione positiva, compiuta. (Vocabolario Teccani.it)
