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Dio

…CANNIBALISMO!

Se Dio e l’immortalità dell’anima non esistono
tutto è possibile…se si distrugge nell’uomo la
fede nell’immortalità subito si inaridirà in lui non
solo l’amore ma ogni forza vitale. Allora niente
sarà immorale, tutto sarà ammesso, persino
l’antropofagia.


(F. M. Dostoevskij, I Fratelli Karamazov).

O Dio o gli Idoli

«Non c’è per l’uomo, che è rimasto libero, preoccupazione più incessante e più tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno davanti al quale inchinarsi» (altri traducono: «da adorare»). Vuol dire, Dostoevskij, che l’uomo, strutturalmente, per sua natura, è un essere religioso, cioè fatto per Dio. Se rifiuta di inchinarsi a lui, o di adorarlo, finisce per prostrarsi dinanzi agli idoli. Tale struttura spiega la sua perenne insoddisfazione per tutto ciò che gli riesce di conquistare o di fare. L’uomo resta sempre al di qua dei suoi desideri, sempre scontento e insoddisfatto. Cioè, l’uomo è “condannato” a Dio.
(Ferdinando Castelli, http://www.stpauls.it)

Solitudine e nudità

Dostoevskij compone opere polifoniche in cui la tragedia e la colpa assumono la forma del romanzo. Nella sesquipedale opera I fratelli Karamazov il tema del rapporto con Dio raggiunge il culmine e si esplica magnificamente nell’episodio del Grande Inquisitore, che rappresenta il nucleo di quel romanzo. Inviterei a leggere e rileggere quella pagina del Grande Inquisitore, recitata da Ivan dinanzi all’accorata stupefazione di Alesa. Vi sembrerà scritta oggi, scritta per noi e da noi, vi farà rabbrividire nella vostra nudità, solitudine e finitudine.

(Giuseppe Cetorelli – www.ilquorum.it)

Essere!

“E Dio sfida sempre l’uomo all’esistenza, non dicendogli di essere qualcosa o qualcuno, ma di essere e basta: sii, è questo il grande invito che Dio rivolge all’uomo”.

Nei Fratelli Karamazov, il protagonista Mitja, anche lui con una grande colpa da espiare, affermava piangendo: “Sai, forse al processo non risponderò nemmeno … e mi sembra di avere tanta di quella forza in questo momento da poter sconfiggere tutto, tutte le sofferenze, pur di poter dichiarare e dire a me stesso ogni istante: io sono! Fra mille tormenti: io sono! Al rogo: io sono! Me ne sto attaccato alla colonna, ma esisto, vedo il sole, e se non vedo il sole so che c’è. E sapere che c’è il sole è già tutta la vita”.

http://www.europaoggi.it/content/view/2517/142

Il Superuomo

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read141 views

Superuomo – Arturo Martini

… Dostoevskij ha presentito la più terribile delle crisi, che Nietzsche si incarica non solo di annunciare, ma della quale è il grande

artefice: la “morte di Dio”. Dostoevskij anticipa e prevede l’ateismo e il superuomo di Nietzsche, ma supera la tentazione alla quale questi soccombe. Va sottolineato che Dostoevskij si immerge nella grandezza dell’universo di Nietzsche, lo anticipa, sperimenta la sua vertigine, ma scopre il suo veleno e non si lascia abbagliare dai suoi fulgori…

(http://it.aleteia.org/2013/05/06/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita/)

Dio è lontano

… Dostoevskij tenta di tracciare una genesi dell’ateismo, evidenziando così, da parte dell’uomo, un processo di impadronimento degli attributi divini tale da aprire la strada alla concezione di un Dio assolutamente lontano, estraneo e talora invadente. E’ questa l’immagine di un uomo che, perduto il suo legame ontologico con Dio, è inconsapevolmente divenuto preda dei demoni (da qui il titolo del romanzo concepito da Dostoevskij come la più completa fenomenologia dell’ateismo) e che, come l’indemoniato di Gerasa, grida di fronte a Gesù: “Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo?” (Mc.5,7). L’uomo è, secondo Dostoevskij, innanzitutto una creatura “antinomica”, contraddittoria e irrazionale: la grandezza del cristianesimo consiste proprio nell’aver compreso a fondo questa fondamentale connotazione. Ciò significa che il cristianesimo non elimina questo carattere bensì lo evidenzia, anche se ciò suscita nell’uomo un profondo senso di angoscia, le cui radici affondano nella paura della libertà. Gli ideali che lo stesso uomo si crea offrono invece l’ancora di salvezza all’abisso della libertà: è questo il “regno della fantasia” a cui l’umanità volontariamente si sottomette. A questo proposito De Lubac esamina il problema dell’ateismo in Dostoevskij proprio a partire dalla sua articolazione in tre ideali: l’ideale dell’uomo-dio, l’ideale della “torre di Babele” e l’ideale del “palazzo di cristallo”…

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)