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Dostoevskij

Lacrime e sangue

… chi era Solov’ëv? Era un giovane filosofo, che insegnava all’università di Mosca e Dostoevskij, che diceva di non essere filosofo, di non sapere nulla di filosofia, ma di amarla come nessun’altra cosa al mondo, lasciò Pietroburgo per andare a Mosca ad ascoltare alcune sue lezioni. Il mondo – come diceva Dostoevskij – è pieno di lacrime e di sangue dalla crosta, fin nel suo cuore più profondo e tuttavia queste lacrime e questo sangue non hanno senso se non in forza di un orizzonte che le precomprende, che da sempre le accoglie, le trasfigura, le illumina e ci dice che cosa propriamente sono. Le lacrime e il sangue esistono, ma tuttavia non sono se non a partire da una luminosità, da un orizzonte pieno di luce. Quella luce – interpreta Solov’ëv – è quella della «sofia», della sapienza di Dio, senza la quale non solo non daremmo ragione delle lacrime e del sangue, ma neppure le vedremmo, perché è proprio partendo da questo paradigma assoluto che noi troviamo quel senso che altrimenti ci sfuggirebbe, per cui tutto precipiterebbe nell’assurdo…

(Autore: Sergio Givone )

Nei Karamazov…

Per quanto possa suonare azzardato, per Dostoevskij l’esistenza del male assoluto è un problema secondario. Il vertice più elevato del male è un nome che non esiste. E anche se i demòni sono in grado di distruggere, conquistare, devastare il mondo a loro piacimento e macchiarsi dei crimini più orrendi, è qualcos’altro a richiamare con maggiore urgenza l’animo e l’attenzione dello scrittore russo; qualcosa di cui il male, forse, è niente più che l’ombra. Tutto ciò si vedrà bene solo nei “Karamazov”.

(Andrea Oppo)

http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/16.htm

Dopo la Crisi

… Dostoevskij aveva trascorso quattro anni della sua vita ai lavori forzati e anche lui era riuscito a trasformare questa dolorosa esperienza in una sfida ai confini della sua umanità, in qualcosa, insomma, di opposto alla sconfitta.

… interrogata su come una situazione di crisi possa portare un uomo alla liberazione, la Kasatkina ha affermato che “la crisi oltre ad essere un posto stretto e per ciò stesso scomodo, è anche un passaggio tra una esperienza dalla quale usciamo e una esperienza che deve ancora venire; tra un nostro modo di essere precedente e un modo si essere successivo”, cui approdiamo con una coscienza nuova, con una più meditata consapevolezza, con una maturità prima sconosciuta. “La crisi è una possibilità – per noi abituati a una quotidianità piena di agio – che ci permette di confrontarci con noi stessi, di sentire noi stessi in tutta la nostra profondità. Il non riuscire a stare stretti in una misura. Questo è «crisi»”.

(http://www.europaoggi.it/content/view/2517/142)

Attualità e dramma

Dostoevskij raffigura le forme molteplici del nichilismo del nostro tempo, ne indaga le ragioni storiche e colloca le sue vicende in un ampio orizzonte metafisico, senza togliere per questo concretezza ai destini dei suoi personaggi. Il problema del cristianesimo e del socialismo, della tradizione e della rivoluzione, della Russia e dell’Europa trovano nell’opera dostoevskiana una illuminazione problematica e drammatica senza pari.

Per questo Dostoevskij é forse il più attuale degli scrittori russi ed europei dell’Ottocento e anche del Novecento, ed é destinato a restare tale anche in questo secolo.

(http://www.ilsudest.it/cultura-menu/55-cultura/6190-attualita-di-dostoevskij.html)