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Dostoevskij

Ricordo

… una sera in Abruzzo, gli ho sentito dire un’altra cosa. Quando il giornalista gli chiede “perché non fa più film, maestro?”, Scola risponde: “Perché ho scoperto che Dostoevskij ha scritto tantissimo …

… Ci sono parole che galleggiano un palmo sopra la schiuma putrida delle chiacchiere. E Scola, tra una parola e un pernacchio, ti dice che non vale la pena mettersi a combattere per strappare un’ultima pellicola alla propria storia, per aggiungere un pezzetto di racconto a un racconto già abbondantemente raccontato. Meglio sedersi in poltrona e rileggere le parole che sono arrivate vive attraverso il cimitero della letteratura che seppellisce libri e scrittori ogni giorno.

(Ascanio Celestini)

http://www.internazionale.it/

La frenata

… È così che il grande Inquisitore risponde a Gesù Cristo, ritornato sulla terra, nella grande opera di Dostoevskij: «Tu hai dato a noi il diritto di legare e di sciogliere, e ora non puoi pensare di riprendertelo.

Perché dunque sei venuto a disturbarci?». Si arriva al paradosso per cui la trascendenza divina ostacola il potere spirituale costituito e il suo dominio coercitivo sugli altri uomini. L’istituzione diventa totale, immanente, fine a se stessa, mettendo in dubbio non solo la venuta di Cristo, ma anche la libertà dell’uomo.

(“Il potere che frena” M. Cacciari, edito da Adelphi)

27 gennaio

… Dostoevskij non ha visto Auschwitz. Eppure il silenzio e il “piccolo testamento” sacro che propone non come soluzione ma come espiazione di fronte alla sofferenza dei bambini sono gli stessi che avrebbero permesso di non far precipitare Auschwitz nell’oblio, ma di inciderlo nella memoria (anche se “quel che resta del fuoco” è la cenere). Che sia questa la vera libertà, l’autentica cura alla ferita che pure non si cancella? Una fiamma che non si spegne, neppure nel gelo della Siberia. Ed è proprio grazie al contrasto con un crudo e spietato manto di niente che quella luce ha ancora più valore e grandezza.

(Maria Russo http://www.filosofico.net/dostoevskijmrusso.htm)

Matteo Renzi e Dostoevskij

… del soggiorno di Dostoevskij a Firenze, io avevo letto, qualche anno fa, in un libro di Matteo Renzi intitolato Stil novo che era praticamente un saggio sulla bellezza pieno di frasi stupefacenti, come per esempio: «Dobbiamo avere la forza di sconfiggere il pensiero debole dei poteri forti, o presunti tali».

Oppure: «Diciamoci la verità, a Firenze ci sono cose meravigliose, che spaccano il pensiero … solo che poi, dopo aver trovato quella frase così antipatica di Dostoevskij «È assolutamente necessario che io torni in Russia, qui sto perdendo perfino la possibilità di scrivere», ancor più antipatica se consideriamo che è stata scritta in un posto così bello come Firenze, dopo aver trovato questa frase sono andato a informarmi e ho scoperto che L’idiota Dostoevskij ha cominciato a scriverlo in Russia alla fine del 1866, l’ha continuato nel 1867 a Ginevra, a Vevey e a Milano e l’ha finito a Firenze (dove era arrivato sul finire del ‘68) nel gennaio del 1869, quindi a Firenze Dostoevskij ha scritto l’ultima parte del romanzo, quella più cupa, più disperata, quella del delitto, della ricaduta, quella che prende meno luce dall’idea, bellissima, che la bellezza salverà il mondo, proprio il contrario di quello che avevo capito leggendo il libro di Renzi, si vede che non son stato attento.

(http://www.paolonori.it/dostoevksij-e-matteo-renzi/)

Berlusconi e Dostoevskij

CAMPAGNA ELETTORALE 2001 … il presidente-operaio (S. Berlusconi) si ispirò a Dostoevskij…

«E’ lecito dubitare che questa separazione fra prassi e pensiero abbia gran che giovato all’ equilibrio spirituale del mondo in cui ci troviamo a vivere, quasi che agli operai della società (e chi scrive si reputa uno di loro) debba essere interdetto per principio di accostarsi alle idee, all’ arte, alle lettere». (F. Dostoevskij, Vallecchi 1980)

(7 febbraio 2001) – Corriere della Sera

(http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/07/presidente_operaio_ispiro_Dostoevskij_co_0_0102076967.shtml)