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Fëdor Dostoevskij

Il peso della libertà

“Tu hai voluto il libero amore dell’uomo” prosegue il grande inquisitore “hai voluto che liberamente ti seguisse, attratto e soggiogato da te. Al posto della vecchia, solida legge, con libero cuore l’uomo doveva d’ora innanzi decidere lui stesso che cosa fosse bene e che cosa male, senz’avere innanzi a sé altra guida che la tua immagine: ma possibile mai che tu non abbia pensato ch’egli avrebbe rigettato infine e addirittura contestato sia la tua immagine sia la tua verità, se si fosse trovato oppresso da un peso così tremendo come il libero arbitrio?”

(Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi)

Molto Attuale

“Noi non siamo con te, siamo con lui, noi li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro daremo alla loro vita come un assetto da gioco infantile, con canzoni da bambini cori e danze innocenti. Oh, noi permetteremo loro anche il peccato; sono così fragili e impotenti; e loro ci vorranno bene come bambini per il fatto che permetteremo loro di peccare”
Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi 1993

Cosa faresti?

“Supponi” chiede Ivan ad Alesa “che fossi tu stesso ad innalzar l’edificio del destino umano, con la meta suprema di render felici gli uomini, di dar loro, alla fine, la pace e la tranquillità: ma, per conseguire questo, si presentasse come necessario e inevitabile far soffrire per lo meno solo una minuscola creatura (..) e sulle sue invendicate povere lacrime fondare codesto edificio: consentiresti tu a esserne l’architetto a queste condizioni? Parla senza mentire. – No, non consentirei – disse piano Alesa”

(Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi 1993)