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Fëdor Dostoevskij

Quale Bellezza?

E’ la domanda che Dostoevskij, nel suo romanzo L’idiota, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit al principe Myskin.

“E’ vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo lo salverà la ‘bellezza’?

Signori – gridò forte a tutti – il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza…

Quale bellezza salverà il mondo?”.

Il principe non risponde alla domanda (come un giorno Gesù davanti a Pilato non aveva risposto che con la Sua presenza alla domanda

“Che cos’è la verità?”: Giovanni 19,38).

Sembrerebbe quasi che il silenzio di Myskin – che sta accanto con infinita compassione d’amore al giovane che sta morendo di tisi a diciotto anni – voglia dire che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore …

(http://www.vieniavedere.it/bellezza.htm)

Il papa in America: “No alla pena di morte”

Il papa in america:
“NO ALLA PENA DI MORTE!”

Da L’IDIOTA di F. Dostoevskij “ Quell’uomo una volta fu portato sul patibolo, insieme ad altri, e gli fu letta la sentenza di condanna a morte per fucilazione, per un reato politico. Una ventina di minuti dopo gli fu letta la sentenza di grazia e gli venne commutata la pena: però nell’intervallo di tempo tra le due sentenze, se non venti almeno quindici minuti, lui visse con l’assoluta certezza che d’un tratto, entro pochi minuti, sarebbe morto. Mi interessava immensamente ascoltarlo, quando a volte ricordava le sue sensazioni di allora, e talvolta gli facevo ripetere il racconto, ponendogli molte domande. Ricordava tutto con straordinaria chiarezza, e diceva che non avrebbe mai dimenticato nulla di quei minuti.

A una ventina di passi dal patibolo, presso cui stavano la folla e i soldati, erano stati piantati tre pali, siccome i condannati erano parecchi …

(http://lauceletteralmente.blogspot.it/2008/10/condanna-morte-hugo-e-dostoevskij.html)

“Mio marito, Fedor Dostoevskij…”

 

…Sì, la sua Anna. Di cognome fa Snitkina, ha venticinque anni in meno di Dostoevskij e da quell’autunno in poi diventerà l’ombra dello scrittore, il suo punto di riferimento, l’unico contatto con il mondo di cui Fedor si fiderà sempre. E parte sempre da quell’autunno “Dostoevskij, mio marito” le memorie di Anna, da poco edite in Italia da Castelvecchi. Quattordici anni, quattro figli, sei romanzi raccontati in prima persona. Dal 1866, appunto, fino al giorno della morte dello scrittore. Un resoconto privato che Anna scelse di far diventare pubblico per un solo motivo: salvaguardare la memoria del marito. Perché le biografie di Dostoevskij sono un genere letterario a parte, apparso subito dopo la morte dello scrittore. E spesso hanno gettato cattiva luce sul genio della letteratura russa dell’800…

(http://it.rbth.com/cultura/2014/07/28/mio_marito_fedor_dostoevskij_32103)

… e le stelle !

“Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili e irosi. Parlando di vari signori irascibili e irosi, non posso non ricordare il mio comportamento durante tutto quel giorno.”

(Le notti bianche – Fedor Dostoevskij)

Dostoevskij e la pittura

In molte delle opere di Fëdor Dostoevskij (1821-1881) si trovano dei riferimenti ad opere d’arte.

Per esempio, ricordiamo che nel romanzo I demoni (1871) sono frequenti i richiami alla magnifica Madonna Sistina (1513-1514 circa) di Raffaello.

dipinto-di-Hans-Holbein

 

 

 

 

 

 

In un altro capolavoro del grande scrittore russo, L’idiota (1869), troviamo invece due accenni all’impressionante dipinto di Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba.

http://freemaninrealworld.altervista.org/dostoevskij-ed-il-cristo-morto-di-holbein/