Tag Archives

I fratelli Karamazov

Misericordia

… Giovane, non dimenticare la preghiera. In essa, se è sincera, fa capolino ogni volta un nuovo sentimento, e in questo anche un nuovo pensiero, che tu prima ignoravi e che ti riconforterà; e tu comprenderai che la preghiera è un’educazione.

Ricordati ancora di ripetere in te tutti i giorni, e ogni qual volta puoi: Signore abbi pietà di quanti sono oggi comparsi dinnanzi a Te. Perché ad ogni ora, ad ogni istante migliaia di uomini terminano la loro vita su questa terra e le anime loro si presentano al Signore, e quanti di essi lasciano la terra solitariamente, all’insaputa di tutti, nella tristezza e nell’angoscia, perché nessuno li piange e nemmeno sa se abbiano vissuto o no!

Ora può darsi che dall’estremo opposto della terra si innalzi al Signore la tua preghiera per la pace di un altro, benché tu non abbia conosciuto affatto lui, né lui te. Come si intenerirà la sua anima, quando, comparsa trepidante dinnanzi al Signore, sentirà in quell’attimo che c’è chi prega per lei, che è rimasto sulla terra un essere umano che ama lei pure.

E Dio vi guarderà entrambi più benignamente; se tu stesso infatti hai avuto tanta pietà dell’altro, quanta più ne avrà Egli, che di misericordia e di amore ne ha infinitamente più di te? E gli perdonerà in grazia tua.

Fëdor Michajlovic Dostoevskij dal libro “I fratelli Karamazov”

Lo scudo, la minestra e la cipolla

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore3 min read103 views

Omero, la Bibbia e Dostoevskij in un libro dell’esegeta Jean-Louis Ska.

… la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante…

(I fratelli Karamazov) Da L’Osservatore Romano del 24.08.2015

Che cosa hanno in comune la descrizione dello scudo di Achille nell’Iliade di Omero, l’episodio biblico di Eliseo nel Secondo libro dei Re e il breve racconto della cipolla riportato nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij? Molto più di quanto a prima vista si potrebbe pensare, come dimostra il gesuita belga Jean-Louis Ska, professore di esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, nel saggio breve Lo scudo e la farina.

Omero, la Bibbia e Dostoevskij (Bologna, Edb, 2015, pagine 36, euro 5,50).

Lo-scudo,-la-minestra-e-la-cipolla-1Alla descrizione dello scudo di Achille sono dedicati ben 130 versi nel capitolo XVIII dell’Iliade (478-608). Sulla splendente arma di difesa, forgiata da

Efesto dietro commissione della madre di Achille, la nereide Teti, è rappresentato l’universo con la terra, il cielo e il mare. Molto particolareggiate sono le immagini che riguardano la società dell’epoca, dal lavoro nei campi alla pastorizia, dallo svolgimento di un processo ai momenti di festa con danze e banchetti. La stabilità e la prosperità di questo piccolo cosmo dipendono dalla capacità del re di governare il Paese e difenderlo contro i suoi nemici, affidandosi al coraggio dei guerrieri. La centralità della guerra è testimoniata dall’ampio spazio riservato a una scena di battaglia, in cui gli assediati escono dalla città per preparare un’imboscata, guidati da Ares e da Atena (509-540).

Il combattimento, che avviene sulle rive di un fiume, si trasforma rapidamente in una reciproca strage, su cui aleggiano minacciose le personificazioni di Furia, Tumulto e Morte funesta. Queste complesse rappresentazioni si trovano su un oggetto fuori dal comune, «unico e impareggiabile» secondo Ska, sia perché realizzato direttamente da un dio sia perché destinato a un eroe di natura semidivina.Una scena ben diversa è quella descritta nel Secondo libro dei Re (4, 38-41): qui non siamo nel mondo aristocratico e guerresco della Grecia arcaica, ma nell’umile quotidianità del popolo di Israele, che lotta ogni giorno per la propria sopravvivenza. Protagonista è Eliseo che, appena tornato a Gàlgala, ordina di preparare una minestra per i figli dei profeti. Nella città imperversa una grave carestia e le scorte sono terminate. Uno dei figli dei profeti, improvvisatosi cuoco, si reca nel bosco in cerca di verdure: raccoglie delle zucche selvatiche e, scambiandole per ortaggi commestibili, le cucina. Fin dal primo assaggio, la sua minestra risulta però immangiabile:

«C’è la morte nella pentola, uomo di Dio!», gridano i commensali. La sua buona volontà è servita a poco.

Spetta a Eliseo trovare una soluzione alla mancanza di cibo: si fa portare della farina e la getta nella pentola. Questa volta la minestra non è avvelenata e tutti possono mangiarne. Nell’episodio biblico, la sopravvivenza è assicurata da un elemento semplice come la farina. Altrettanto comuni sono il sale e l’olio, che compaiono in altri due racconti riguardanti Eliseo. Nel primo (2 Re, 2, 19-22), il profeta getta del sale in una sorgente di Gerico, purificando le acque che fino ad allora avevano causato morte e sterilità; nel secondo, moltiplica le riserve di olio di una vedova, che può così venderlo e saldare i debiti della sua famiglia (2 Re, 4, 1-7).

Anche nei Fratelli Karamazov la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante.

di Giovanni Cerro

Apocalisse?

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read129 views

“… Questi liberali non suppongono neppure che presto sarà la fine del loro progresso e delle loro ciarle. E’ vicino il momento in cui, in luogo della libertà e della giustizia, una selvaggia avidità di ricchezza personale si impadronirà di tutti gli uomini… tutti pre annunziano una pace duratura… invece dalla moralità attuale nascerà indubbiamente una grande guerra, in cui tutto sarà distrutto.”

Non a caso, tutti i crimini politico-rivoluzionari sono commessi in nome di altissimi ideali: traspare chiaramente dal racconto della Leggenda del Grande Inquisitore, contenuto ne I fratelli Karamazov, dove l’aspirazione alla libertà suprema di Cristo viene soffocata e barattata con una condizione di “felicità organizzata”, offerta dalle sapienti mani dell’Inquisitore.

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)

Stanno o cadono insieme

 

… ciò non è avvenuto per caso. La negazione di Dio non ha coinciso casualmente con la negazione del male morale. I due, esistenza del male morale nell’uomo ed esistenza di Dio, stanno o cadono insieme. Nessuno come Dostoevskij ci ha fatto riflettere su questo, soprattutto in due grandiosi romanzi, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov.

“Se Dio non esiste tutto è permesso”: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto. Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a “legare” la sua libertà. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi…

(http://www.caffarra.it/incontro161110.php#sthash.P6RoJVMY.dpuf)

UN PERSONAGGIO UN VOLTO

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read131 views

UN VOLTO UN PERSONAGGIO

“Trentasei espressioni del viso” Louis-Léopold Boilly (1761 – 1845)

… Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli

passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d’infinita compassione. Il sole dell’amore arde nel

Suo cuore, i raggi della Luce, del Sapere e della Forza si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli

uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d’amore…

(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov)