Dostoevskij, perchè i bambini devono soffrire?

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Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta. Per la centesima volta lo ripeto: c’è una miriade di questioni, ma ho preso soltanto l’esempio dei bambini, perché nel loro caso quello che voglio dire risulta inoppugnabilmente chiaro. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini?

Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l’armonia con le sofferenze. Perché anch’essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l’armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la capisco, capisco la solidarietà nella giusta punizione, ma con i bambini non ci può essere solidarietà nel peccato, e se è vero che essi devono condividere la responsabilità di tutti i misfatti compiuti dai loro padri, allora io dico che una tale verità non è di questo mondo e io non la capisco …

(Fëdor Michajlovic Dostoevskij, I fratelli Karamàzov trad. di Maria Rosaria Fasanelli, Garzanti, Milano)
www.filosofico.net

Dio fuori dalla crisi

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Traendo ispirazione dal titolo del breve saggio di Henri De Lubac, contenuto ne Il dramma dell’umanesimo ateo, intitolato, appunto, Dostoevskij profeta, possiamo a ragione considerare lo scrittore russo come il più grande critico del suo tempo e il maggiore profeta del nostro. Il teologo francese, non a caso, elabora un confronto con Nietzsche, poiché sia il filosofo che il letterato muovono una critica serrata a tutte le ideologie del diciannovesimo secolo, dalla fede incondizionata nel progresso, alle utopie socialiste e al moralismo borghese. Ciò che li differenzia è l’esito del loro percorso: Dostoevskij vede la crisi, la interiorizza (la realtà del vissuto emerge chiaramente dai suoi romanzi) e la supera perché, come dice De Lubac “pone Dio al di fuori della crisi”

(H. De Lubac, Il dramma dell’umanesimo ateo, Milano, Jaca Book, 1992, p. 233)

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)

Cinema e Dostoevskij 10

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“Quattro notti di un sognatore”

sceneggiatura, adattamento e dialoghi:

Robert Bresson, dal racconto di Dostoevskij, Le notti bianche;

fotografia: Pierre Lhomme, Ghislain Cloquet per la

sequenza del film di gangster (Eastmancolor);

aiuto regista: Mylène Van der Mersch;

scenografie: Pierre Charbonnier;

montaggio: Raymond Lamy;

suono: Roger Letellier;

interpreti: Isabelle Weingarten (Marthe), Guillaume

des Foréts (Jacques), Jean-Maurice Monnoyer

(l’inquilino), Jérôme Massart (il visitatore), Patrick

Jouanné (il gangster);

produzione: Victoria Film (Parigi), Albina Films

(Parigi), Film dell’Orso (Roma);

distribuzione: Impéria;

origine: Francia. 1971; durata: 91'

Nulla sarà impunito

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La sofferenza è una grande forza, perché santifica non soltanto gli innocenti, ma anche coloro che hanno peccato, che hanno sbagliato indirizzo di vita ma che lo sanno ammettere, che accettano che il castigo sana il delitto

Delitto e castigo è il titolo appunto del romanzo di Dostoevskij che si occupa espressamente di questo problema. In esso leggiamo queste parole: «La sofferenza è una buona cosa… tramite essa tutto è espiato».