
Se muore la certezza

Ciò che maggiormente e in modo violento ci investe e ci turba, dinnanzi ai brutali fatti di San Pietroburgo, è il consueto problema dell’uomo e cioè la sua assomiglianza con la bestia, con il male.
Sorge spontanea la domanda, immortale e medesima, che valore ha l’uomo? E’ solo carne da macello, ammasso di cellule avulse da ogni senso? Oppure è qualcosa di altro, di misterioso, di assoluto di sacro?
Ora, il dubbio persiste sempre di più.
Cristo tace? No!

Nella leggenda del grande inquisitore, …Cristo non tace: al contrario, dice due sole parole, importantissime: talità kumi, «fanciulla, alzati»… …quando dice «fanciulla, alzati» non lo sta dicendo solo alla ragazza che giace davanti a lui, ma a tutta l’umanità e a tutta la Chiesa.
(T. Kasatkina, Federico Ferraù ilsussidiario.net)
Il Cristo di Dostoevskij tace

… il suo silenzio ci induce a trovare la nostra voce, a portare rispetto verso il grande mistero che anima e caratterizza l’uomo e che dovrebbe portare tutti noi ad una modesta, umana parola. Come il profeta Elia che sente una sottile voce di silenzio, il mormorio di una brezza leggera (1Re 19,12), presenza misteriosa che spinge le volontà al bene, anche noi dovremmo imparare a stare soli con noi stessi per scoprire il dono del silenzio come condizione per recuperare la nostra umanità e prepararci all’incontro con le voci altrui.
(L’apologia del silenzio, www.cattolicanews.it)

