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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Dio fuori dalla crisi

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Traendo ispirazione dal titolo del breve saggio di Henri De Lubac, contenuto ne Il dramma dell’umanesimo ateo, intitolato, appunto, Dostoevskij profeta, possiamo a ragione considerare lo scrittore russo come il più grande critico del suo tempo e il maggiore profeta del nostro. Il teologo francese, non a caso, elabora un confronto con Nietzsche, poiché sia il filosofo che il letterato muovono una critica serrata a tutte le ideologie del diciannovesimo secolo, dalla fede incondizionata nel progresso, alle utopie socialiste e al moralismo borghese. Ciò che li differenzia è l’esito del loro percorso: Dostoevskij vede la crisi, la interiorizza (la realtà del vissuto emerge chiaramente dai suoi romanzi) e la supera perché, come dice De Lubac “pone Dio al di fuori della crisi”

(H. De Lubac, Il dramma dell’umanesimo ateo, Milano, Jaca Book, 1992, p. 233)

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)

Cinema e Dostoevskij 10

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“Quattro notti di un sognatore”

sceneggiatura, adattamento e dialoghi:

Robert Bresson, dal racconto di Dostoevskij, Le notti bianche;

fotografia: Pierre Lhomme, Ghislain Cloquet per la

sequenza del film di gangster (Eastmancolor);

aiuto regista: Mylène Van der Mersch;

scenografie: Pierre Charbonnier;

montaggio: Raymond Lamy;

suono: Roger Letellier;

interpreti: Isabelle Weingarten (Marthe), Guillaume

des Foréts (Jacques), Jean-Maurice Monnoyer

(l’inquilino), Jérôme Massart (il visitatore), Patrick

Jouanné (il gangster);

produzione: Victoria Film (Parigi), Albina Films

(Parigi), Film dell’Orso (Roma);

distribuzione: Impéria;

origine: Francia. 1971; durata: 91'

Nulla sarà impunito

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La sofferenza è una grande forza, perché santifica non soltanto gli innocenti, ma anche coloro che hanno peccato, che hanno sbagliato indirizzo di vita ma che lo sanno ammettere, che accettano che il castigo sana il delitto

Delitto e castigo è il titolo appunto del romanzo di Dostoevskij che si occupa espressamente di questo problema. In esso leggiamo queste parole: «La sofferenza è una buona cosa… tramite essa tutto è espiato».

Biglietto d’ingresso

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… la conclusione è chiara: Ivàn – come lo saranno, quasi un secolo dopo, gli esistenzialisti – è profondamente convinto che il mondo sia assurdo; e – proprio come gli esistenzialisti – si ribella ad un Dio che permette questa assurdità, che tollera le mostruose crudeltà di cui l’uomo è capace di macchiarsi contro i propri simili (cfr. il nostro precedente saggio «Albert Camus: l’uomo in rivolta», anch’esso consultabile sul sito di Arianna Editrice).

Questo è il motivo per cui Ivàn, per adoperare la sua espressione, «restituisce il biglietto d’ingresso» nel mondo di Dio e preferisce strappare a Dio la creazione dalle mani,  per dargli un ordine diverso e migliore.

Questo è ciò che fa il Grande Inquisitore: ritenendo troppo imperfetta la creazione divina, egli vuole rifarla in maniera più acconcia alle esigenze dell’uomo medio, dell’uomo-massa, che ha fame e sete non di verità e di amore illimitato, ma di stabilità, di sicurezza, di certezze che siano alla sua portata: semplici e terra terra.

(Romano Guardini, «Il mondo religioso di Dostojevskij» titolo originale: «Religiöse Gestalten in Dostojewskij Werk», traduzione italiana di Maria Luisa Rossi, Brescia, Morcelliana Eitrice, 1951, pp. 118-124 passim)

Attenti alla regola!

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… così dice Tatjana Kasatkina: “ L’Inquisitore, difende una tentazione che esiste da sempre, quella di consegnarci alle regole e di rivendicarne la

validità per tutti. Chi le rispetta fa la cosa giusta ed è buono, chi non le rispetta è cattivo. Per lottare contro i cattivi che non mettono in pratica le regole, abbiamo tentato di creare paradisi umani che sono diventati degli inferni. Il grande inquisitore ci mostra con rigorosa coerenza non solo tutti i punti deboli della natura umana, ma anche dove porta la strada della nostra tentazione…”

(Maddalena Negri, da La grande lezione dell'Inquisitore ai cristiani)

Sognare?

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“…invano il sognatore fruga, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere una sia pur piccola scintilla per ravvivarle, e con il rinnovato fuoco riscaldare il cuore intirizzito e far risuscitare in esso tutto quanto vi era prima di così caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e con tanta magnificenza ingannava!”

(Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij)