
“Mi accusano di essere uno psicologo. Io sono un realista nel senso più alto della parola, cioè io mostro le profondità dell’animo umano”. Così scrive, in una severa lettera al fratello, Fedor Dostoevskij.

L’obiettivo che l’ateismo si pone consiste proprio nell’oscuramento della sfera spirituale dell’uomo; infatti, quando l’uomo si percepisce come creatura desacralizzata, il mondo si chiude su di lui come una prigione, la prigione del “due più due uguale quattro”…… Dostoevskij si ribella alle leggi della razionalità e pone il problema dell’irrazionale. L’irrazionale corrisponde al mondo dell’uomo del sottosuolo, ovvero, è ciò che si trova in profondità, al di sotto dell’evidenza di superficie percepita dalla ragione. Ma questo universo remoto non è affatto riconducibile ad un inconscio di freudiana memoria; Dostoevskij va oltre la psicoanalisi e approda alle regioni dello spirito. La scienza è responsabile del totale fraintendimento di questo fondo oscuro dell’animo umano. (Chiara Ruth Rantini, Dostoevskij. Note per una critica dell’età moderna)

Nel 1862 Dostoevskij si recò all’esposizione universale di Londra dove visitò il Palazzo di Cristallo, vero e proprio simbolo del progresso, costruito quale vetrina delle ultime scoperte in macchinari e tecnologia.E la City, coi suoi milioni e col commercio mondiale, il palazzo di cristallo, l’esposizione universale… Sì, l’esposizione è qualcosa di sbalorditivo. Vi percepite una forza tremenda che lì ha riunito in un unico gregge tutto quell’incalcolabile numero di persone giunte da ogni parte del mondo. Voi avete coscienza di un pensiero immane: percepite che lì qualcosa è già stato raggiunto, che lì è la vittoria, che lì è il trionfo. Cominciate persino come a temere qualcosa. Per quanto siate indipendenti, pure per qualche motivo sarete assaliti dal timore. “Non è forse questo, realmente, l’ideale raggiunto?” – così vi vien da pensare – “Non è questa la fine? E non è già questo, in effetti, l’unico gregge?” (…) Voi percepite che occorre molta resistenza spirituale e un’eterna capacità di negazione per non cedere, per non soggiacere all’effetto, per non inchinarsi davanti al fatto e per non deificare Baal, e cioè per non accettare quello che esiste come il proprio ideale… Una straordinaria capacità profetica. Dostoevskij intuisce che l’onnipotenza universale delle macchine, il denaro e l’univoca esaltazione del progresso, sono il preambolo di un’imminente scristianizzazione dell’Occidente.

… qualche volta ad incuriosire sono i titoli dei romanzi che sembrano studiati apposta per denunciare il segno natale dello scrittore. Qui diventa un gioco trarre conclusioni! Chi se non lo Scorpione potrebbe aver ispirato titoli come: – L’idiota – Il giocatore – I demoni – Delitto e castigo e, meglio ancora Le memorie da una casa di morti e Memorie dal sottosuolo? Infatti Dostoëvskij ha il Sole nello Scorpione mentre Plutone, signore del segno, è leso in casa terza e manda ben tre quadrature alla prima. Questo potrebbe adattarsi ai Fratelli Karamazov, casa terza – mentre la prima così tormentata si addice ad un altro titolo Umiliati e offesi.
(Giuse Titotto – http://www.larottadiulisse.it/studi/scrt-lbr.html)

“Fedor Dostoevskij e le sue “Notti bianche” che diventano un hashtag di successo su Twitter, con Emma ed Elisa che postano sui social network dei selfie che le mostrano immerse nella lettura e con il libro che il giorno dopo entra nella top 5 di iTunes. Quando si dice il potere della televisione e dei nuovi media che diventano letteratura…”
(Massimiliano Lenzi – IL TEMPO.IT)

Dio, l’uomo e la libertà (per Dostoevskij) costituiscono dunque un unico grande e complesso problema; ma se l’uomo rifiuta Dio, automaticamente abdica alla sua libertà e non può che scegliere il male. Il rifiuto di Dio non si manifesta tanto in una condotta dissoluta e immorale quanto nel tentativo di cancellare l’immagine divina che l’uomo ha in sé. L’obiettivo che l’ateismo si pone consiste proprio nell’oscuramento della sfera spirituale dell’uomo; infatti, quando l’uomo si percepisce come creatura desacralizzata, il mondo si chiude su di lui come una prigione, la prigione del “due più due uguale quattro”.
(Dostoevskij – Note per una critica dell’età moderna Chiara Ruth Rantini)