Il righello

Dostoevskij ci insegna invece che nel concreto della vita il confine tra bene e male certamente esiste – e come cristiano Dostoevskij non poteva certo ipotizzare con un nichilismo facile che questo confine fosse evanescente o inesistente –, ma non si traccia con un righello. Ci sono situazioni, e sono le situazioni decisive esistenziali nelle quali avviene la scelta della nostra vita, in cui il confine tra bene e male è arduo. Tutti i suoi personaggi ce lo dicono, pur senza mai venir meno all’esigenza, alla volontà, all’impegno di cercare di tracciare questo confine.

(V. Strada)