O Dio o gli Idoli

«Non c’è per l’uomo, che è rimasto libero, preoccupazione più incessante e più tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno davanti al quale inchinarsi» (altri traducono: «da adorare»). Vuol dire, Dostoevskij, che l’uomo, strutturalmente, per sua natura, è un essere religioso, cioè fatto per Dio. Se rifiuta di inchinarsi a lui, o di adorarlo, finisce per prostrarsi dinanzi agli idoli. Tale struttura spiega la sua perenne insoddisfazione per tutto ciò che gli riesce di conquistare o di fare. L’uomo resta sempre al di qua dei suoi desideri, sempre scontento e insoddisfatto. Cioè, l’uomo è “condannato” a Dio.
(Ferdinando Castelli, http://www.stpauls.it)

Il peso della libertà

“Tu hai voluto il libero amore dell’uomo” prosegue il grande inquisitore “hai voluto che liberamente ti seguisse, attratto e soggiogato da te. Al posto della vecchia, solida legge, con libero cuore l’uomo doveva d’ora innanzi decidere lui stesso che cosa fosse bene e che cosa male, senz’avere innanzi a sé altra guida che la tua immagine: ma possibile mai che tu non abbia pensato ch’egli avrebbe rigettato infine e addirittura contestato sia la tua immagine sia la tua verità, se si fosse trovato oppresso da un peso così tremendo come il libero arbitrio?”

(Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi)

Fuga dalla libertà

… Il Grande Inquisitore è un rassicuratore, che vuole essere amico di tutti. Per questo, la sua morale è una sola, quella del volgo. Tanto gli Inquisitori quanto i loro sudditi vi si devono piegare. La differenza è solo questa: i primi sono sofferenti e i secondi felici. Sofferenti perché consapevoli, felici perché ignari.
Gustavo Zagrebelsky
(La Repubblica.it 14.01.2011)

Ancora vero?

“L’epoca attuale è il tempo della mediocrità aurea e dell’insensibilità, della passione per l’ignoranza, della pigrizia, dell’incapacità al lavoro e dell’aspirazione a trovar tutto già bell’e pronto. Nessuno pensa; di rado si trova qualcuno che concepisca un’idea.”

(L’adolescente, F. Dostoevskij – 1875)