Personaggi

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[…] Dostoevskij non è soltanto un grande, ma è anche divertente. I suoi romanzi hanno quasi sempre una trama pazzesca, avvincente, intricata e assolutamente drammatica. Ci sono omicidi e tentati omicidi e polizia e lotte intestine in famiglie disastrate e spie, bulli e bellissime peccatrici, untuosi truffatori e malattie logoranti e improvvise eredità e malfattori melliflui e complotti e puttane.

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Buia periferia

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… Il Cristo viene a quel punto liberato, a patto che non ritorni mai più. Viene rimandato non da dove era venuto, ma nelle oscure vie della città, cioè in mezzo agli uomini.

Questo il colpo di scena finale, e in un certo senso geniale, che Fedor Dostoevskij mette in atto tramite le labbra di Ivan Fedorovic Karamazov: Cristo, Via, Verità e Vita resta vivo in mezzo a noi, tra la strade più malfamate e meno sicure, nei luoghi meno eleganti, nonostante il tentativo di imbrigliarlo in legalismi sterili che anestetizzano la forza liberante del suo Amore…

Maddalena Negri

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Benefattore

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Ecco la differenza; ed ecco anche da dove nasce quella sua libertà senza pari, che scompiglia le convinzioni (e le convenzioni) dell’inquisitore, il quale – con ogni probabilità – è proprio sinceramente convinto di agire in nome del Bene e della Giustizia. Si sente, in un certo qual modo, un benefattore del popolo: si presenta come una sorta di “illuminato”, chiamato a  condurre un gregge di persone che ameranno l’idea – così sostiene –  di poter avere una dittatura spirituale che deciderà, al posto loro, cosa sia bene e cosa sia male, cosa tollerare e cosa reprimere. In nome della felicità universale, naturalmente.

(Maddalena Negri)

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Signore del creato

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La lezione di #Dostoevskij:

“il profano è fatto per l’uomo” … solo l’uomo è signore del creato e Dio non lo priva mai della sua libertà perché essa è ciò che lo rende simile a Lui. Il profano è esattamente il luogo che #Dio ha riservato all’uomo, ed egli può decidere se introdurvi il male oppure renderlo sacro lasciando spazio all’iniziativa divina. In questo modo si crea la profondità nella realtà, l’uomo accetta la sfida del proprio destino e l’infinito non è più qualcosa di impalpabile.

(Giovanni Naccarella intervista Tat’jana Kasatkina)

Duello

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Dostoevskij accoglie il compito filosofico di narrare il bene e il male. Acuto osservatore e pensatore, egli costruisce storie potenti che rivelano le profondità del cuore umano nel suo intimo incontro con il divino e il diabolico; e attraverso l’esplorazione artistica dei fenomeni del cuore della libertà, del male e della tentazione, egli pone domande destinate a rimanere oscure in Kant. In Dostoevskij la metafisica del bene e del male è commista a un intenso sentimento del divino e a un forte senso del diabolico;  e  il suo monumentale  affresco  delle  due  forze  che  regnano sul  mondo,  e  sul cuore dell’uomo, deriva da una creativa sintesi di Romanticismo, Cristianesimo e folclore russo: «La storia di Dostoevskij si svolge precisamente sul confine al di là del quale Kant rimane a guardare».

(Giulia Baselica, Dostoevskij, Kant e la filosofia del cuore)

Teodicea*

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Non vi è affanno più tormentoso e continuo per l’uomo, rimasto libero, che il ricercare al più presto qualcuno da venerare. Ma l’uomo ricerca qualcosa che sia già inconfutabile, tanto inconfutabile che tutti gli essere acconsentano unanimemente e universalmente a venerare. Perché la preoccupazione di questi miseri esseri non è soltanto quella di trovare qualcosa che possa essere venerata dall’uno o dall’altro, bensì di trovare qualcosa in cui tutti credano e che tutti venerino, ma tutti insieme, senza eccezione. E proprio questo bisogno di comunione nella venerazione è il più grande tormento di ogni singolo individuo e dell’umanità intera fin dall’inizio dei secoli.

(Leggenda del grande inquisitore)

E. Paroli www.quattrocentoquattro.com

(*) Termine filosofico, introdotto da Leibniz, per riassumere il problema, presente in molte religioni, della sussistenza del male nel mondo in rapporto alla giustificazione della divinità e del suo operato.