
“In Dostoevskij la ricerca dell’assoluto non è vana: iniziata nell’angoscia, nel dubbio e nella menzogna, essa termina con la certezza e con la gioia.”
(Renè Girard “Dostoevskij. Dal doppio all’unità”)

… L’infanzia è il simbolo della debolezza, della dipendenza, della fiducia serena in qualcun altro, della libertà del giudizio. Il principe Myskin, protagonista dell’Idiota, è appunto un fanciullo adulto, che scompiglia il mondo con i suoi discorsi franchi e innocenti, col suo atteggiamento buono, fiducioso verso gli altri. La sua presenza è davvero l’irruzione di qualcosa di sovrumano (proprio perché “infantile”) nella vicenda quotidiana rinsecchita dalle convenzioni che ammazzano lo spirito. E’ folle, è idiota, dice il mondo …!
(Vincenzo Passerini – www.il-margine.it)

La vita è vita dappertutto; la vita è dentro noi stessi, e non in ciò che ci circonda all’esterno. Intorno a me ci saranno sempre degli uomini, ed essere un uomo tra gli uomini e rimanerlo per sempre, in qualsiasi sventura, non abbattersi e non perdersi d’animo, ecco in che cosa sta la vita, e in che cosa consiste il suo compito. Io mi sono reso conto di questo, e questa idea mi è entrata nella carne e nel sangue. Si, è vero! Quella testa che creava, che viveva della vita superiore dell’arte, che aveva preso coscienza e si era abituata alle sublimi esigenze dello spirito, ebbene quella testa è già stata tagliata via dalle mie spalle. E’ rimasta la memoria e le immagini da me create, ma non ancora realizzate. Queste immagini mi bruceranno come piaghe aperte, è vero! Ma in me è rimasto il cuore, è rimasta quella stessa carne e sangue che può sempre amare e soffrire, desiderare e ricordare, e questa è ancora vita.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
(lettera al fratello Michail)