Tensione verso l’assoluto

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… La prima volta che lessi una sua opera non ne fui entusiasta, avevo poco più di venti anni e poche letture. Credevo fosse solo un mio difetto quello di non comprendere subito Dostoevskij e invece ogni lettore trovava le mie stesse difficoltà. Non si riesce immediatamente a scorgere le vertiginose profondità umane e le altezze trascendenti a cui ci costringe, nella letteratura nessuno aveva osato percorre quei sentieri … Ad esempio il romanzo francese dell’Ottocento di cui è contemporaneo è molto diverso, non ebbe nemmeno continuatori e non ebbe discepoli, né in terra Russa né altrove. La metafisica e il piglio teologico che rendono i suoi romanzi palpitanti, a dispetto della densità concettosa del pensiero, inducono ad una riflessione intorno alle realtà supreme. Nessuno prima di lui e nessuno dopo riuscirà, attraverso il linguaggio letterario, a trasmetterci l’inesausta tensione verso l’Assoluto …

(Giuseppe Cetorelli) http://www.ilquorum.it/dostoevskij-e-la-tensione-verso-lassoluto/

Dolciumi

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Dostoevskij adorava i dolciumi e li conservava in appositi cassetti nella libreria del suo studio. Annota a tale proposito Liubov Fedorovna Dostoevskaya, figlia dello scrittore, nelle sue memorie: “Mio padre li consumava con piacere durante la giornata e a volte anche di notte”. Oltre ai dolci, Dostoevskij amava molto anche la frutta. Possiamo immaginare come dovessero apparire i cassetti della sua libreria, pieni di scatole con frutti di bosco, datteri, noci, uvetta e pastila alla frutta

(un tipo di dolce che veniva preparato nel XIX secolo in Russia, con purea frullata di mele, zucchero e altri frutti), uvetta di Corinto, marmellata, prugne reali e perfino uva fresca!

(http://it.rbth.com/cultura/2016/01/14/mangiare-come-dostoevsky-le-abitudini-alimentari-dello-scrittore_559175)

Nevrotico

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… come qualunque artista nevrotico di genio che si rispetti, anche Dostoevskij arrivò ad esasperare alcune delle sue abitudini. Una di queste riguardava la consumazione del tè. Dostoevskij amava il tè nero molto forte ed era solito berne in gran quantità, sedendo alla scrivania del suo studio. Lo scrittore era molto esigente e per quanto riguardava la preparazione del tè aveva l’abitudine di prepararlo lui stesso.

(http://it.rbth.com/cultura/2016/01/14/mangiare-come-dostoevsky-le-abitudini-alimentari-dello-scrittore_559175)

Cucina russa

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(Dalla serie tv “Dostoevskij” (2010) di Vladimir Khotinenko. Fontekinopoisk.ru)

Non è difficile osservare come i protagonisti dei romanzi di Dostoevskij spendano molto del loro tempo in discussioni e meditazioni ma, come proprio a causa di ciò, mangino molto poco. Eppure, stando alle testimonianze degli amici e dei familiari dello scrittore, la cucina russa ha sempre occupato un ruolo importante nella vita quotidiana di

Dostoevskij, tanto che in casa sua la consumazione di certi piatti comportava dei veri e propri rituali.

Secondo la testimonianza della seconda moglie dello scrittore, Anna Grigorevna Dostoevskaya, il marito “amava la cucina russa”. Dostoevskij infatti chiedeva spesso che gli venissero preparati piatti all’epoca molto popolari a Pietroburgo, quali la moskovskaya solyanka (una zuppa piuttosto grassa fatta con brodo, salsiccia tagliata a pezzetti, cavolo e cetrioli in salamoia), le scaloppine di vitello (filetto di vitello in crosta), i rasstegai (pasticci al forno con un’apertura superiore e diversi tipi di ripieno) e vari timballi vegetariani ripieni di piselli, rape, funghi in salamoia e altro ancora.

Uomini comuni

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… a Dostoevskij non importa dire se gli uomini del sottosuolo siano inferiori o superiori … È più probabile che Dostoevskij li veda come uomini più comuni di quanto diano a vedere, consapevoli sì, ma ben lontani dalle altezze vertiginose dei “peccatori santi”. L’uomo del sottosuolo è lucidamente aspro, si tormenta perché il suo unico interesse è essere spiacevolmente sincero, beffeggiandosi del benessere e della convenienza sociale e psicologica. Ma dalla propria consapevolezza non sa che ricavare altro che cinismo e osservazione voyeuristica della vita degli altri, fino ad arrivare ad essere spettatore della propria. Procedendo in questa direzione, si arriva a perdere il senso dell’agire e del riconoscimento della propria identità in ciò che si fa, si dice, si vive …

( LA LIBERTÀ SECONDO DOSTOEVSKIJ) di Maria Russo

Ginevra, 1.1.1868

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(AL PACINO – Don Chisciotte)

… tutti gli scrittori non soltanto russi, ma anche tutti gli europei, che si sono accinti alla rappresentazione di un carattere bello e allo stesso tempo positivo, hanno sempre dovuto rinunciare. Giacché si tratta di un compito smisurato. Il bello è un ideale, e l’ideale – sia il nostro sia quello dell’Europa civilizzata – è ben lontano dall’essere elaborato. Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo … ma mi sono spinto troppo lontano. Dirò soltanto che tra tutti i personaggi umanamente belli della lettera cristiana il più potente e perfetto è Don Chisciotte. Ma Don Chisciotte è bello unicamente perché allo stesso tempo è ridicolo … Il segreto dell’umorismo consiste appunto nel creare la compassione …

(F. Dostoevskij – Lettere sulla creatività- Feltrinelli – Traduzione Lorenzo Pacini)