F. Dostoevskij

Dostoevskij e Nietzsche (2°)

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read175 views

Dostoevskij vede chiaramente che la domanda dell’ateo è questa: “Cosa può l’uomo? Cosa può un uomo?”. Nietzsche pensa che l’uomo avrebbe potuto essere un’altra cosa, avrebbe potuto essere di più, ma rimane in questa tappa tanto indegna. Per questo annuncia il “superuomo”, l’uomo trasformato in Dio, del tutto liberato dallo spettro divino. Dostoevskij, al contrario, intraprende un cammino alla cui fine c’è il Dio fatto uomo, il mistero dell’Incarnazione. In questo percorso, Dostoevskij ha sperimentato l’abbattimento della sofferenza universale, il fascino del male e la vertigine dell’ateismo. È arrivato a considerare quest’ultimo come il terzultimo gradino che porta alla fede, alla quale, tuttavia, non tutti arrivano. Arriva ad affermare che è attraverso la morsa del dubbio che è giunto alla fede, alla lode del Dio vivo, quello che chiama il suo “Osanna”, con la maiuscola.

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)

Dostoevskij e Nietzsche

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read188 views

Dostoevskij e Nietzsche hanno compiuto un’analisi spietata della nostra epoca. Hanno criticato il razionalismo e l’umanesimo occidentale; hanno denunciato l’idea di progresso, tanto cara all’uomo occidentale; hanno sperimentato un malessere molto simile davanti al regno scientifico e ai suoi sogni idilliaci; hanno ugualmente disprezzato la civiltà superficiale del nostro tempo, hanno scoperto la sua vernice e hanno fatto il possibile per renderla evidente, prevedendo la sua imminente catastrofe. Entrambi hanno sperimentato l’angoscia di Dio, ma l’hanno risolta in modo assai diverso. Nietzsche ha scommesso sull’ateismo, Dostoevskij ha sperimentato la forza dell’ateismo, soprattutto per il problema dell’esistenza di Dio e il problema del male, per i quali ritiene che non ci sia risposta sul piano razionale, ma ha resistito alla loro vertigine.

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)

Kepler452-b, Dostoevskij, ed il “progresso scientifico”

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read151 views

… Dostoevskij è un gigantesco cratere d’impatto presente sulla superficie di Mercurio, centrato a 44,95° di latitudine sud e 176,24° di longitudine ovest. Il suo diametro è pari a 430,35 km. Il cratere è stato battezzato dall’Unione Astronomica Internazionale in onore del celeberrimo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. “Dostoevskij afferma chiaramente che questi sistemi (come il kantismo e il positivismo) hanno dimenticato un elemento: l’uomo.

Questo palazzo di cristallo è in realtà un carcere oscuro. Non stupisce che Dostoevskij voglia fuggire da questo carcere, caratterizzato dalle verità imposte dalla scienza, da una vita razionalizzata fino all’estremo. Uno dei suoi personaggi dice:

“Che bella cosa è la scienza! (…) Ad ogni modo, mi manca Dio”. Una cosa è certa: la fede è indistruttibile nel cuore dell’uomo. Gli atei possono esporre argomentazioni impeccabili: il vero credente non si confonde, anche se non sa cosa rispondere…”

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)

Come Expo 2015?

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read121 views

(Vincent Van Gogh – Dopo la tempesta o Pastore con gregge di pecore – 1884)

Dostoevskij aveva visto tutte queste cose ottant’anni prima, nel 1862, all’esposizione universale di Londra: E la City, coi suoi milioni e col commercio mondiale, il palazzo di cristallo, l’esposizione universale… Sì, l’esposizione è qualcosa di sbalorditivo. Vi percepite una forza tremenda che lì ha riunito in un unico gregge tutto quell’incalcolabile numero di persone giunte da ogni parte del mondo. Voi avete coscienza di un pensiero immane: percepite che lì qualcosa è già stato raggiunto, che lì è la vittoria, che lì è il trionfo. Cominciate persino come a temere qualcosa. Per quanto siate indipendenti, pure per qualche motivo sarete assaliti dal timore. “Non è forse questo, realmente, l’ideale raggiunto?” – così vi vien da pensare – “Non è questa la fine? E non è già questo, in effetti, l’unico gregge?” (…) Voi percepite che occorre molta resistenza spirituale e un’eterna capacità di negazione per non cedere, per non soggiacere all’effetto, per non inchinarsi davanti al fatto e per non deificare Baal, e cioè per non accettare quello che esiste come il proprio ideale… (Vincenzo Passerini)