
“È pericoloso reprimere nei giovani l’orgoglioso entusiasmo.”
(F. Dostoevskij)

“… È come se questo muro di pietra significasse veramente l’appagamento, come se contenesse effettivamente in sé una parola di pace unicamente perché esso equivale al due più due fa quattro! O assurdità delle assurdità! Ora comprendere tutto, rendersi conto di tutto, di tutte le impossibilità e di tutti i muri di pietra; ora invece non accettare nessuna di queste impossibilità e di questi muri di pietra, perché ti ripugna accettarli; ora seguire la strada dei sillogismi più irrefutabili fino a giungere alle più ripugnanti conclusioni sul tema eterno che perfino nella faccenda del muro di pietra abbiamo in qualche modo la nostra parte di colpa, sebbene anche in questo caso sia assolutamente evidente che non ne abbiamo affatto, e quindi lasciarsi voluttuosamente marcire nell’inerzia, tacendo e digrignando i denti nell’impotenza, pensando che non c’è neppure qualcuno con cui prendersela, neppure un oggetto su cui sfogarsi, e che forse non lo si troverà mai; che qui sotto c’è un imbroglio, un’impostura, un trucco, che insomma c’è semplicemente del fango; che non si sa da chi o da
che dipenda, ma nonostante tutti questi misteri e questa ignoranza tu soffri lo stesso, e quanto più tutto ciò resta misterioso, tanto più soffri!
da Memorie dal sottosuolo, di F. Dostoevskij

«Non c’è per l’uomo, che è rimasto libero, preoccupazione più incessante e più tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno davanti al quale inchinarsi» (altri traducono: «da adorare»). Vuol dire, Dostoevskij, che l’uomo, strutturalmente, per sua natura, è un essere religioso, cioè fatto per Dio. Se rifiuta di inchinarsi a lui, o di adorarlo, finisce per prostrarsi dinanzi agli idoli. Tale struttura spiega la sua perenne insoddisfazione per tutto ciò che gli riesce di conquistare o di fare. L’uomo resta sempre al di qua dei suoi desideri, sempre scontento e insoddisfatto. Cioè, l’uomo è “condannato” a Dio.
(Ferdinando Castelli, http://www.stpauls.it)

“Tu hai voluto il libero amore dell’uomo” prosegue il grande inquisitore “hai voluto che liberamente ti seguisse, attratto e soggiogato da te. Al posto della vecchia, solida legge, con libero cuore l’uomo doveva d’ora innanzi decidere lui stesso che cosa fosse bene e che cosa male, senz’avere innanzi a sé altra guida che la tua immagine: ma possibile mai che tu non abbia pensato ch’egli avrebbe rigettato infine e addirittura contestato sia la tua immagine sia la tua verità, se si fosse trovato oppresso da un peso così tremendo come il libero arbitrio?”
(Fedor Dostoevskij: I fratelli Karamazov. Einaudi)