
Ora digiuno!

… la letteratura è piena di asceti, folli digiunatori, gente che litiga con il cibo e con sé stessa. Nei Fratelli Karamazov (1880) di Dostoevskij digiunano i monaci: soprattutto Padre Ferapont, un anacoreta che vive in monastero e mangia solo l’indispensabile; egli si fa magro e vecchio e debole per umiltà e fede. Rinuncia a ogni bene terreno, si direbbe che voglia prostrarsi in eterno, farsi piccolo e scomparire – anche fisicamente – per render gloria alla grandezza di Dio …
Sempre poveri

Il primo Dostoevskij è come il primo Van Gogh: ci racconta l’uomo in modo romantico, quasi melodrammatico, il mondo dei poveri. Lo guarda con la compassione di colui che è già salvo, infatti lo fa dall’esterno. In Siberia è stato a contatto con i poveri, è stato lui stesso spogliato di tutto. E dopo esser tornato alla vita, scrive le Memorie del sottosuolo, in cui quello che fa è proprio quello che hanno fatto Dante con la Divina Commedia e Agostino con le Confessioni.
(Alessandro D’Avenia – Avvenire)


