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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

All’improvviso

… La legge della necessità o la legge dell’amore? Ma la legge della necessità non regge, il pane non vale tanto. Ma accettando la legge dell’amore verrete a Cristo. E proprio questa sarà, forse, la seconda venuta di Cristo. Ma intanto cosa deve sopportare l’umanità? Noi ci infatuammo e vagammo nel regno della fantasia, ma sappiate che tutto ciò accadrà o perlomeno comincerà ad accadere nel nostro tempo.

Come cadranno i Bismarck. Tutto ci coglierà all’improvviso.

L. Del Santo,( a cura di), Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini 1860-1881, Firenze, Vallecchi, 1980, pp.289-90

Giubileo 2015

Non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo, e non solo non c’è, ma non può esserci. A tal punto che si mi si dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori da Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità ”

(Dostoevskij, Epistolario, Edizioni Scientifiche Italiane 1959, pag. 169).

Il righello

Dostoevskij ci insegna invece che nel concreto della vita il confine tra bene e male certamente esiste – e come cristiano Dostoevskij non poteva certo ipotizzare con un nichilismo facile che questo confine fosse evanescente o inesistente –, ma non si traccia con un righello. Ci sono situazioni, e sono le situazioni decisive esistenziali nelle quali avviene la scelta della nostra vita, in cui il confine tra bene e male è arduo. Tutti i suoi personaggi ce lo dicono, pur senza mai venir meno all’esigenza, alla volontà, all’impegno di cercare di tracciare questo confine.

(V. Strada)

Lacrime e sangue

… chi era Solov’ëv? Era un giovane filosofo, che insegnava all’università di Mosca e Dostoevskij, che diceva di non essere filosofo, di non sapere nulla di filosofia, ma di amarla come nessun’altra cosa al mondo, lasciò Pietroburgo per andare a Mosca ad ascoltare alcune sue lezioni. Il mondo – come diceva Dostoevskij – è pieno di lacrime e di sangue dalla crosta, fin nel suo cuore più profondo e tuttavia queste lacrime e questo sangue non hanno senso se non in forza di un orizzonte che le precomprende, che da sempre le accoglie, le trasfigura, le illumina e ci dice che cosa propriamente sono. Le lacrime e il sangue esistono, ma tuttavia non sono se non a partire da una luminosità, da un orizzonte pieno di luce. Quella luce – interpreta Solov’ëv – è quella della «sofia», della sapienza di Dio, senza la quale non solo non daremmo ragione delle lacrime e del sangue, ma neppure le vedremmo, perché è proprio partendo da questo paradigma assoluto che noi troviamo quel senso che altrimenti ci sfuggirebbe, per cui tutto precipiterebbe nell’assurdo…

(Autore: Sergio Givone )

Nei Karamazov…

Per quanto possa suonare azzardato, per Dostoevskij l’esistenza del male assoluto è un problema secondario. Il vertice più elevato del male è un nome che non esiste. E anche se i demòni sono in grado di distruggere, conquistare, devastare il mondo a loro piacimento e macchiarsi dei crimini più orrendi, è qualcos’altro a richiamare con maggiore urgenza l’animo e l’attenzione dello scrittore russo; qualcosa di cui il male, forse, è niente più che l’ombra. Tutto ciò si vedrà bene solo nei “Karamazov”.

(Andrea Oppo)

http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/16.htm