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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

L’occhio e il segno

… Il saggio non si limita dunque ad analizzare i numerosi riferimenti a singoli quadri o immagini presenti nell’intera opera di Dostoevskij, ma mostra come il legame dell’arte con lo scrittore, che studiò da ingegnere e si interessò di architettura, sia ben più profondo, e costituisca una relazione biunivoca, dall’immagine al testo e viceversa…

Dostoevskij: l’occhio e il segno – C. Olivieri

Dostoevskij: l’occhio e il segno Rubbettino, Catanzaro 2003

(Recensione di Giulietta Greppi)

eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 256-257

Misericordia

… Giovane, non dimenticare la preghiera. In essa, se è sincera, fa capolino ogni volta un nuovo sentimento, e in questo anche un nuovo pensiero, che tu prima ignoravi e che ti riconforterà; e tu comprenderai che la preghiera è un’educazione.

Ricordati ancora di ripetere in te tutti i giorni, e ogni qual volta puoi: Signore abbi pietà di quanti sono oggi comparsi dinnanzi a Te. Perché ad ogni ora, ad ogni istante migliaia di uomini terminano la loro vita su questa terra e le anime loro si presentano al Signore, e quanti di essi lasciano la terra solitariamente, all’insaputa di tutti, nella tristezza e nell’angoscia, perché nessuno li piange e nemmeno sa se abbiano vissuto o no!

Ora può darsi che dall’estremo opposto della terra si innalzi al Signore la tua preghiera per la pace di un altro, benché tu non abbia conosciuto affatto lui, né lui te. Come si intenerirà la sua anima, quando, comparsa trepidante dinnanzi al Signore, sentirà in quell’attimo che c’è chi prega per lei, che è rimasto sulla terra un essere umano che ama lei pure.

E Dio vi guarderà entrambi più benignamente; se tu stesso infatti hai avuto tanta pietà dell’altro, quanta più ne avrà Egli, che di misericordia e di amore ne ha infinitamente più di te? E gli perdonerà in grazia tua.

Fëdor Michajlovic Dostoevskij dal libro “I fratelli Karamazov”

Smarriti?

… Attraverso la lettura di Dostoevskij, che universo conosciamo? Come possiamo definire il mondo di Dostoevskij? Come lo conosciamo attraverso i romanzi? Non dimentichiamo che Dostoevskij è anzitutto un romanziere: ha scritto anche dei saggi di carattere politico, ma prima di tutto è un grande, il più grande romanziere dell’Ottocento e forse di tutti i tempi. Ci troviamo di fronte un universo enorme, smisurato, addirittura eccessivo. È un’eccessività, una grandezza, qualche cosa che ci sfugge, che non possiamo dominare. Ci sono grandi, grandissimi scrittori, come Tolstoj, Balzac, Dickens, scrittori ottocenteschi straordinari; tuttavia, essi hanno creato degli universi che noi percorriamo con più sicurezza.

In Dostoevskij invece ci smarriamo …

(Vittorio Strada, Scrittore)

Il punto di vista

… Il punto di vista di Dostoevskij è questo: egli guarda tutto tramite la sua veggenza, la sua lucidità, la sua profondità. È il punto di vista cristiano. Possiamo certamente partecipare alla polemica intra-cristiana tra le varie confessioni, ortodossa e cattolica: sappiamo quanto fosse vivace e addirittura astioso a volte l’anticattolicesimo di Dostoevskij, ma lo consideriamo come una sua debolezza.

Troviamo in lui anche un’altra debolezza (queste debolezze ci invitano a non santificarlo!): il suo antisemitismo. Queste debolezze che troviamo in Dostoevskij pensatore, come altre che troviamo anche nel Dostoevskij uomo, non scalfiscono minimamente la forza, l’integrità, la superiorità della sua personalità e della sua creatività, e questo conferma che siamo di fronte ad un fenomeno eccezionale.

(Vittorio Strada, Scrittore Ordinario di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Venezia)

Lo scudo, la minestra e la cipolla

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore3 min read104 views

Omero, la Bibbia e Dostoevskij in un libro dell’esegeta Jean-Louis Ska.

… la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante…

(I fratelli Karamazov) Da L’Osservatore Romano del 24.08.2015

Che cosa hanno in comune la descrizione dello scudo di Achille nell’Iliade di Omero, l’episodio biblico di Eliseo nel Secondo libro dei Re e il breve racconto della cipolla riportato nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij? Molto più di quanto a prima vista si potrebbe pensare, come dimostra il gesuita belga Jean-Louis Ska, professore di esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, nel saggio breve Lo scudo e la farina.

Omero, la Bibbia e Dostoevskij (Bologna, Edb, 2015, pagine 36, euro 5,50).

Lo-scudo,-la-minestra-e-la-cipolla-1Alla descrizione dello scudo di Achille sono dedicati ben 130 versi nel capitolo XVIII dell’Iliade (478-608). Sulla splendente arma di difesa, forgiata da

Efesto dietro commissione della madre di Achille, la nereide Teti, è rappresentato l’universo con la terra, il cielo e il mare. Molto particolareggiate sono le immagini che riguardano la società dell’epoca, dal lavoro nei campi alla pastorizia, dallo svolgimento di un processo ai momenti di festa con danze e banchetti. La stabilità e la prosperità di questo piccolo cosmo dipendono dalla capacità del re di governare il Paese e difenderlo contro i suoi nemici, affidandosi al coraggio dei guerrieri. La centralità della guerra è testimoniata dall’ampio spazio riservato a una scena di battaglia, in cui gli assediati escono dalla città per preparare un’imboscata, guidati da Ares e da Atena (509-540).

Il combattimento, che avviene sulle rive di un fiume, si trasforma rapidamente in una reciproca strage, su cui aleggiano minacciose le personificazioni di Furia, Tumulto e Morte funesta. Queste complesse rappresentazioni si trovano su un oggetto fuori dal comune, «unico e impareggiabile» secondo Ska, sia perché realizzato direttamente da un dio sia perché destinato a un eroe di natura semidivina.Una scena ben diversa è quella descritta nel Secondo libro dei Re (4, 38-41): qui non siamo nel mondo aristocratico e guerresco della Grecia arcaica, ma nell’umile quotidianità del popolo di Israele, che lotta ogni giorno per la propria sopravvivenza. Protagonista è Eliseo che, appena tornato a Gàlgala, ordina di preparare una minestra per i figli dei profeti. Nella città imperversa una grave carestia e le scorte sono terminate. Uno dei figli dei profeti, improvvisatosi cuoco, si reca nel bosco in cerca di verdure: raccoglie delle zucche selvatiche e, scambiandole per ortaggi commestibili, le cucina. Fin dal primo assaggio, la sua minestra risulta però immangiabile:

«C’è la morte nella pentola, uomo di Dio!», gridano i commensali. La sua buona volontà è servita a poco.

Spetta a Eliseo trovare una soluzione alla mancanza di cibo: si fa portare della farina e la getta nella pentola. Questa volta la minestra non è avvelenata e tutti possono mangiarne. Nell’episodio biblico, la sopravvivenza è assicurata da un elemento semplice come la farina. Altrettanto comuni sono il sale e l’olio, che compaiono in altri due racconti riguardanti Eliseo. Nel primo (2 Re, 2, 19-22), il profeta getta del sale in una sorgente di Gerico, purificando le acque che fino ad allora avevano causato morte e sterilità; nel secondo, moltiplica le riserve di olio di una vedova, che può così venderlo e saldare i debiti della sua famiglia (2 Re, 4, 1-7).

Anche nei Fratelli Karamazov la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante.

di Giovanni Cerro

Non essere cattivo

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read118 views

non essere cattivo
verso l’OSCAR

Il lungometraggio terminato dopo la morte di Caligari, regista del cult “Amore tossico”, grazie alla produzione dell’amico Valerio Mastandrea, è il candidato italiano alla statuetta più ambita del cinema.

(http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/09/28/news/_non_essere_cattivo_il_film_postumo_di_claudio_caligari_rappresentera_l_italia_agli_oscar-123848781/)