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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Perchè resiste?

Il messaggio di Dostoevskij, come quello dei grandi filosofi e dei grandi tragici, acquisisce valore nel tempo, anziché perdere importanza, perché la sua sensibilità indaga gli eterni problemi dell’uomo. La sua straordinaria attenzione per la vita sociale e politica della sua epoca non rende certo anacronistico il suo messaggio, anzi lo rende vivo perché mostra gli effetti che grandi idee producono nella vita di persone comuni nella vita di tutti i giorni. La sua attualità è del resto evidente oggi: basta pensare al difficile tentativo di conciliare fede e scienza, al dibattito sulla laicità dello stato che oggi trovano ampio risalto nei nostri media. Su questi temi, lo sguardo di Dostoevskij può essere ancora illuminante e scuotere ancora le coscienze.

LA LIBERTÀ SECONDO DOSTOEVSKIJ (di Maria Russo)

http://www.filosofico.net/dostoevskij.htm

Esordire

In una lettera del 19 maggio 1877, rispondendo ad un aspirante letterato che gli aveva chiesto consigli su come costruire la propria carriera, Dostoevskij ricordava così gli esordi:

Anch’io come voi, forse sin dall’età di sedici anni, ero turbato dallo stesso pensiero, ma ero in qualche modo convinto che presto o tardi avrei fatto il mio ingresso in campo, dunque (me lo ricordo bene) non mi angustiavo troppo.

Quanto poi al posto che avrei occupato nella letteratura, esso mi era indifferente: nel mio animo ardeva un fuoco nel quale credevo, e di ciò che ne sarebbe uscito non mi curavo troppo…

(da “Dostoevskij, Tolstoj e la battaglia per la “parola nuova” di Raffaella Vassena)

Dostoevskij e Anna

Mosca, ottobre 1866. Siamo in una stanza, poco arredata, uno scrittoio e fogli sparsi dappertutto. C’è parecchio fumo, non va mai via. Si sente il ticchettio di una macchina da scrivere. Una donna e un uomo.

Lei, Anna, una giovane segretaria assunta da poco come stenografa. Lui, Fedor, fuma una sigaretta dietro l’altra, consuma le assi del pavimento. Parla ad alta voce, detta il suo nuovo romanzo. Quelle parole diventeranno “Il Giocatore”. Nell’ottobre del 1866 Dostoevskij è già considerato un genio, ma questo non lo sottrae alle dinamiche perverse dell’editoria. Ha firmato un brutto contratto, gli servivano subito i soldi: ha un vizio, il genio. Gioca d’azzardo. E attraverso questo romanzo, dettato a quella che diventerà la sua Anna, sua moglie, cerca l’espiazione: naturalmente laica, letteraria. Sì, la sua Anna. Di cognome fa Snitkina, ha venticinque anni in meno di Dostoevskij e da quell’autunno in poi diventerà l’ombra dello scrittore, il suo punto di riferimento, l’unico contatto con il mondo di cui Fedor si fiderà sempre. E parte sempre da quell’autunno “Dostoevskij, mio marito” le memorie di Anna, da poco edite in Italia da Castelvecchi.

Quattordici anni, quattro figli, sei romanzi raccontati in prima persona. Dal 1866, appunto, fino al giorno della morte dello scrittore. Un resoconto privato che Anna scelse di far diventare pubblico per un solo motivo: salvaguardare la memoria del marito …

(http://it.rbth.com/cultura/2014/07/28/mio_marito_fedor_dostoevskij_32103)

La leggenda…

… “Perché sei venuto a disturbarci?” esclama, il novantenne, saggio cardinale di Siviglia, davanti al Cristo in catene e silenzioso. E continua a rimproverarlo: Stai rovinando tutto. Noi stiamo correggendo l’opera tua, perché hai chiesto troppo agli uomini dando loro la libertà, ma essa è intollerabile per la natura umana. E’ un peso troppo grande. Tu hai creato l’uomo ribelle ma i ribelli non possono essere felici. E gli uomini anelano alla felicità. E allora abbiamo corretto, per queste povere creature che tu volevi così grandi, perché libere (ma solo in pochi avrebbero potuto essere liberi, cioè grandi), abbiamo corretto la tua opera col mistero, il miracolo e l’autorità. Noi saremo infelici e condannati per la loro felicità. Così l’Inquisitore. Allora il Cristo, che è sempre rimasto silenzioso, lo guarda calmo e lo bacia. L’Inquisitore sconvolto lo lascia andare via: “Vattene e non venire mai più, mai più!”. Non tornare mai più con la tua libertà. Davvero lo scandalo dell’universo è la libertà. La fede nel Cristo è fondata sulla libertà, la sua parola è una parola di libertà. Mentre attorno a noi si costruiscono prigioni, mentali, economiche, atomiche, politiche, anche ecclesiali…

(Vincenzo Passerini) http://www.il-margine.it/Rivista/Archivio/1993/05/Lo-scandalo-del-Vangelo-nell’opera-letteraria-di-Dostoevskij-e-Bernanos

Stivali rotti!

da”Povera gente” di Fëdor Dostoevskij

«Lì, in qualche angolo fumoso, in qualche canile umido, che per necessità è tenuto alla stregua di un alloggio, un artigiano si è destato dal sonno; e nel sonno, parlando figuratamente, per tutta la notte ha sognato gli stivali che ieri ha rotto senza rimedio, proprio come se un uomo debba sognare una porcheria simile! […] Proprio qui, in questa stessa casa, a un piano superiore o inferiore, in camere dorate, anche un ricchissimo personaggio, forse, di notte, sogna sempre gli stessi stivali, cioè, stivali di un’altra qualità, di un altro modello, ma nondimeno stivali, poiché nella mia idea qui sottintesa, noi tutti siamo un po’ calzolai, cara. Anche questo non sarebbe niente, ma soltanto è vergogna che, accanto a questo ricchissimo personaggio non ci sia un uomo che gli mormori all’orecchio: “Basta, insomma, pensare a una cosa simile, pensare unicamente a te stesso, vivere soltanto per te stesso; tu, dunque, non sei un calzolaio, e i tuoi figli sono sani, tua moglie non chiede pane, guardati intorno, non vedi forse per le tue preoccupazioni un oggetto più nobile dei tuoi stivali?”»