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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Dostoevskij e la ghigliottina

«Ciò forse cominciò innocentemente, per scherzo, per civetteria, per un gioco d’amore, forse, veramente, da un atomo, ma questo atomo di menzogna penetrò nei loro cuori e piacque loro. Poi rapidamente questo generò la sensualità, la sensualità generò la gelosia, la gelosia generò la crudeltà…Oh, non so, non ricordo, ma presto, molto presto sprizzò il primo sangue: essi si meravigliarono e si spaventarono e cominciarono a separarsi, a disunirsi.

Nacquero le alleanze, ma ormai degli uni contro gli altri. Cominciarono i rimproveri, le rampogne. Essi scoprirono la vergogna e la elevarono a virtù. […] Essi cominciarono a tormentare gli animali e gli animali fuggirono nei boschi e divennero loro nemici. Cominciò la lotta per la divisione, per la separazione, per il mio, per il tuo. Cominciarono a parlare in lingue diverse. Essi scoprirono il dolore e presero ad amarlo, erano assetati di sofferenza e dicevano che la verità si raggiunge soltanto attraverso la sofferenza. Allora tra loro apparve la scienza. Quando essi furono diventati cattivi cominciarono a parlare di fratellanza e solidarietà. Quando furono diventati colpevoli inventarono la giustizia e prescrissero interi codici per difenderla, e per osservare i codici installarono la ghigliottina[…]»

Il male sulle spalle

 

… Di fronte al problema del male, Dostoevskij crede fermamente che Cristo non sia venuto a spiegare la sofferenza né a risolvere il problema del male; Gesù ha preso il male sulle sue spalle per liberarcene.

Dostoevskij vede chiaramente che la domanda dell’ateo è questa: “Cosa può l’uomo? Cosa può un uomo?”. Nietzsche pensa che l’uomo avrebbe potuto essere un’altra cosa, avrebbe potuto essere di più, ma rimane in questa tappa tanto indegna.

Per questo annuncia il “superuomo”, l’uomo trasformato in Dio, del tutto liberato dallo spettro divino.

Dostoevskij, al contrario, intraprende un cammino alla cui fine c’è il Dio fatto uomo, il mistero dell’Incarnazione. In questo percorso, Dostoevskij ha sperimentato l’abbattimento della sofferenza universale, il fascino del male e la vertigine dell’ateismo. È arrivato a considerare quest’ultimo come il terzultimo gradino che porta alla fede, alla quale, tuttavia, non tutti arrivano. Arriva ad affermare che è attraverso la morsa del dubbio che è giunto alla fede, alla lode del Dio vivo, quello che chiama il suo “Osanna”, con la maiuscola…

(Jorge Luis Zarazúa http://it.aleteia.org/2013/05/06/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita/)

Festa da ballo

In una pagina del Diario di uno scrittore Dostoevskij racconta di una festa da ballo, una cosa mediocre e triste come tante feste. E allora gli balza in testa “un pensiero fantastico, folle all’impossibile”:

… Se tutti questi gentili e rispettabili ospiti volessero, anche soltanto per un istante, diventare sinceri e ingenui, in che cosa si trasformerebbe d’un colpo questa sala afosa?

Che accadrebbe se ciascuno di loro a un tratto venisse a sapere quanta lealtà, onestà, quanta sincera e cordiale allegria, quanta purezza, quanti sentimenti generosi, quante buone intenzioni ed intelligenza, quanto spirito del più fine, del più comunicativo c’è in ognuno, proprio in ognuno di loro. Sì signori, tutto questo c’è in tutti voi, ben chiuso in ciascuno e nessuno, nessuno ne sa nulla […]. Voi non credete di essere tanto belli? E io vi dico sulla mia parola d’onore che né in Shakespeare, né in Schiller, né in Omero, se si mettessero tutti insieme, si potrebbe trovare nulla di tanto delizioso come qui, in questo momento, si potrebbe trovare tra voi, in questa sala da ballo […]. Ma la vostra disgrazia è che voi stessi ignorate quanto siete belli. Non sapete che ognuno di voi se lo volesse potrebbe rendere felici tutti in questa sala e trascinare tutti con sé e questo potere esiste in ognuno di voi, ma così profondamente nascosto che già da molto tempo ha cominciato a sembrare inverosimile …

(Vincenzo Passerini)

Torre di Babele

… L’ideale della” torre di Babele” propone di “far scendere i cieli sulla terra”, al fine di creare un nuovo paradiso, nato esclusivamente dalle mani dell’uomo; un paradiso “materiale”, fatto di benessere, felicità (utopia liberal-capitalista) e di uguaglianza (utopia socialista), ma dove sarà inevitabilmente assente la libertà. Dostoevskij stesso aveva creduto nel potere liberatorio della rivoluzione e come membro del circolo socialista di Petrasevskij era stato arrestato e condannato a morte, pena che in seguito fu commutata con quattro anni di lavori forzati. Ma quando si accinge a scrivere I demoni ha già in mente il prototipo del rivoluzionario…

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)