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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij

Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell’uomo e del mondo, d’amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovich Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza.
Dostoevskij mi cambiò. “L’idiota”, “I demoni”, “I fratelli Karamazov”, “Il giocatore”. Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili. L’odio per mio padre si sciolse. Amavo mio padre, povero disgraziato sofferente e perseguitato. Amavo anche mia madre, e tutta la mia famiglia. Era tempo di diventare uomo, di lasciare San Elmo e andarmene nel mondo. Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij.

Volevo scrivere…

(John Fante, La confraternita dell’uva, Einaudi)

Manzoni e Dostoevskij – peccato e misericordia

… mi limito a qualche riflessione sul tentativo più tragico, più disperato che l’uomo abbia mai compiuto di vivere senza il perdono di Dio: la negazione del male morale. È un tentativo che è andato di pari passo con la negazione [dell’esistenza] di Dio. Intendo dire di un Dio coinvolto nel destino della persona umana.

Ciò non è avvenuto per caso. La negazione di Dio non ha coinciso casualmente con la negazione del male morale. I due, esistenza del male morale nell’uomo ed esistenza di Dio, stanno o cadono insieme. Nessuno come Dostoevskij ci ha fatto riflettere su questo,
soprattutto in due grandiosi romanzi, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov. «Se Dio non esiste tutto è permesso»: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come
Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto.

Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a «legare» la sua libertà.

È il cuore del dramma dell’uomo di oggi. Ma c’è qualcosa nell’uomo che ha peccato che gli impedisce alla fine di accontentarsi dei vari surrogati al perdono di Dio. È il trovarsi con se stesso, con un se stesso divorato dalla potenza distruttiva del rimorso. Il castigo che segue al peccato – come hanno ben visto Manzoni e Dostoevskij – «precede la condanna di ogni tribunale ed è più terribile di ogni condanna. È questo “castigo” la prova di Dio. Il peccatore può non riconoscere Dio nel suo castigo, ma se l’uomo non può impunemente offendere la legge, senza che il delitto ricada su di lui, la distruzione psicologica che segue al delitto
afferma ugualmente la “divinità della legge”»

(Divo Barsotti, Dostoevskij. La passione per Cristo, ed. Messaggero di Padova).

© http://www.tempi.it/ – 19 novembre 2010

“Mio marito, Fedor Dostoevskij…”

 

…Sì, la sua Anna. Di cognome fa Snitkina, ha venticinque anni in meno di Dostoevskij e da quell’autunno in poi diventerà l’ombra dello scrittore, il suo punto di riferimento, l’unico contatto con il mondo di cui Fedor si fiderà sempre. E parte sempre da quell’autunno “Dostoevskij, mio marito” le memorie di Anna, da poco edite in Italia da Castelvecchi. Quattordici anni, quattro figli, sei romanzi raccontati in prima persona. Dal 1866, appunto, fino al giorno della morte dello scrittore. Un resoconto privato che Anna scelse di far diventare pubblico per un solo motivo: salvaguardare la memoria del marito. Perché le biografie di Dostoevskij sono un genere letterario a parte, apparso subito dopo la morte dello scrittore. E spesso hanno gettato cattiva luce sul genio della letteratura russa dell’800…

(http://it.rbth.com/cultura/2014/07/28/mio_marito_fedor_dostoevskij_32103)

Dostoevskij e la Bellezza #2

… pensiamo alla celebre citazione tratta dal romanzo L’idiota, che normalmente noi ricordiamo in modo un po’ diverso dal testo originale, nella forma che le diede Vladimir Solov’èv: «La bellezza salverà il mondo».

… La bellezza, quindi, non è una forza trionfante che incombe sul mondo con funzione   salvifica.

No, la bellezza è qualcosa che è già presente nel mondo ed è poi proprio in virtù di questa sua presenza che il mondo sarà salvato. La bellezza, come Dio, non lotta, ma permane, e la salvezza giungerà al mondo attraverso lo sguardo dell’uomo che saprà scorgerla in tutte le cose. Che smetterà di rinchiuderla, di imprigionarla.

Nei taccuini del romanzo lo starec Zosima parla di questa permanenza della bellezza nel mondo affermando che «il mondo è un paradiso [e che] le chiavi le abbiamo noi» , e ancora che «l’uomo è circondato dal mistero di Dio, dal grande mistero dell’ordine e dell’armonia» …

(Fonte Osservatore Romano 21/04/2012 – Tat’jana Kasatkina)

Stanno o cadono insieme

 

… ciò non è avvenuto per caso. La negazione di Dio non ha coinciso casualmente con la negazione del male morale. I due, esistenza del male morale nell’uomo ed esistenza di Dio, stanno o cadono insieme. Nessuno come Dostoevskij ci ha fatto riflettere su questo, soprattutto in due grandiosi romanzi, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov.

“Se Dio non esiste tutto è permesso”: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto. Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a “legare” la sua libertà. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi…

(http://www.caffarra.it/incontro161110.php#sthash.P6RoJVMY.dpuf)