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Dostoevskij

Festa da ballo

In una pagina del Diario di uno scrittore Dostoevskij racconta di una festa da ballo, una cosa mediocre e triste come tante feste. E allora gli balza in testa “un pensiero fantastico, folle all’impossibile”:

… Se tutti questi gentili e rispettabili ospiti volessero, anche soltanto per un istante, diventare sinceri e ingenui, in che cosa si trasformerebbe d’un colpo questa sala afosa?

Che accadrebbe se ciascuno di loro a un tratto venisse a sapere quanta lealtà, onestà, quanta sincera e cordiale allegria, quanta purezza, quanti sentimenti generosi, quante buone intenzioni ed intelligenza, quanto spirito del più fine, del più comunicativo c’è in ognuno, proprio in ognuno di loro. Sì signori, tutto questo c’è in tutti voi, ben chiuso in ciascuno e nessuno, nessuno ne sa nulla […]. Voi non credete di essere tanto belli? E io vi dico sulla mia parola d’onore che né in Shakespeare, né in Schiller, né in Omero, se si mettessero tutti insieme, si potrebbe trovare nulla di tanto delizioso come qui, in questo momento, si potrebbe trovare tra voi, in questa sala da ballo […]. Ma la vostra disgrazia è che voi stessi ignorate quanto siete belli. Non sapete che ognuno di voi se lo volesse potrebbe rendere felici tutti in questa sala e trascinare tutti con sé e questo potere esiste in ognuno di voi, ma così profondamente nascosto che già da molto tempo ha cominciato a sembrare inverosimile …

(Vincenzo Passerini)

Smarriti?

… Attraverso la lettura di Dostoevskij, che universo conosciamo? Come possiamo definire il mondo di Dostoevskij? Come lo conosciamo attraverso i romanzi? Non dimentichiamo che Dostoevskij è anzitutto un romanziere: ha scritto anche dei saggi di carattere politico, ma prima di tutto è un grande, il più grande romanziere dell’Ottocento e forse di tutti i tempi. Ci troviamo di fronte un universo enorme, smisurato, addirittura eccessivo. È un’eccessività, una grandezza, qualche cosa che ci sfugge, che non possiamo dominare. Ci sono grandi, grandissimi scrittori, come Tolstoj, Balzac, Dickens, scrittori ottocenteschi straordinari; tuttavia, essi hanno creato degli universi che noi percorriamo con più sicurezza.

In Dostoevskij invece ci smarriamo …

(Vittorio Strada, Scrittore)

Il punto di vista

… Il punto di vista di Dostoevskij è questo: egli guarda tutto tramite la sua veggenza, la sua lucidità, la sua profondità. È il punto di vista cristiano. Possiamo certamente partecipare alla polemica intra-cristiana tra le varie confessioni, ortodossa e cattolica: sappiamo quanto fosse vivace e addirittura astioso a volte l’anticattolicesimo di Dostoevskij, ma lo consideriamo come una sua debolezza.

Troviamo in lui anche un’altra debolezza (queste debolezze ci invitano a non santificarlo!): il suo antisemitismo. Queste debolezze che troviamo in Dostoevskij pensatore, come altre che troviamo anche nel Dostoevskij uomo, non scalfiscono minimamente la forza, l’integrità, la superiorità della sua personalità e della sua creatività, e questo conferma che siamo di fronte ad un fenomeno eccezionale.

(Vittorio Strada, Scrittore Ordinario di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Venezia)

Libertà e fede

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read172 views

… nella Leggenda si chiarisce la posizione di Dostoevskij riguardo ai rapporti tra libertà, grazia, fede e verità.
Senza libertà, intesa come dono dato all’uomo al momento della Creazione, non vi potrebbe essere fede, essendo questa la conferma alla libertà concessa. Così la grazia è l’appello che Dio fa a ciascun uomo; e non potrebbe essere altrimenti, a meno che non si voglia interpretare questo appello come costrizione esercitata da un dio tiranno o come una forza sovrannaturale e cieca. Ma il cristiano sa che Dio, per noi, è Padre e che il mistero della libertà dell’uomo è tutto racchiuso nelle parole del Pater Noster, in cui l’uomo liberamente si rimette alla volontà di Dio, non per spirito di sottomissione, ché il Padre non è un despota, nè perché considera se stesso impotente, dal momento che il Padre non rappresenta l’ineluttabile destino. Egli invece sa che solo il Padre può compiere per lui la massima libertà e cioè sottrarre l’intera sua persona dal potere della morte, donandogli vita eterna. Il destino dell’uomo è comunque un destino di libertà anche nel caso in cui la libertà si muti in schiavitù e ciò si verifica ogni volta che “l’uomo, nell’impeto della sua libertà non vuol riconoscere nulla di più alto dell’uomo…

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)

Scienza e Dostoevskij

 

La scienza del nostro secolo – scrive Dostoevskij- confuta tutto ciò che c’era nella precedente concezione. Ogni tuo desiderio, ogni tuo peccato è originato dalle tue esigenze naturali non soddisfatte, dunque bisogna soddisfarle. Una radicale confutazione del cristianesimo e della sua moralità. Cristo non conosceva la scienza.
Immancabile esigenza di una nuova moralità (giacché di solo pane non vivrà l’uomo)…
… La legge della necessità o la legge dell’amore?
Ma la legge della necessità non regge, il pane non vale tanto. Ma accettando la legge dell’amore verrete a Cristo. E proprio questa sarà, forse, la seconda venuta di Cristo. Ma intanto cosa deve sopportare l’umanità? Noi ci infatuammo e vagammo nel regno della fantasia, ma sappiate che tutto ciò accadrà o perlomeno comincerà ad accadere nel nostro tempo. Come cadranno i Bismarck. Tutto ci coglierà all’improvviso…

(L. Del Santo,( a cura di), Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini 1860-1881, Firenze, Vallecchi, 1980, pp.289-90)