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Dostoevskij

I libri di un presidente

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Mattarella: «Ragazzi, partite da Dostoevskij»

…Letture inquiete e impegnative, spesso improntate alla voglia di educarsi su un registro da stoici. Letture tipiche di uno che coltiva il dubbio e sta ogni giorno in allarme, dominate dall’ansia di chi non cerca riparo in confortevoli «verità» ideologiche totali e non ha la presunzione che esista un’utopia migliore delle altre. Ciò che hanno fatto in tanti, nel Novecento, per giustificare il proprio abbraccio ai totalitarismi.

(Corriere della Sera 10.08.2015)

Dostoevskij e Nietzsche (2°)

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Dostoevskij vede chiaramente che la domanda dell’ateo è questa: “Cosa può l’uomo? Cosa può un uomo?”. Nietzsche pensa che l’uomo avrebbe potuto essere un’altra cosa, avrebbe potuto essere di più, ma rimane in questa tappa tanto indegna. Per questo annuncia il “superuomo”, l’uomo trasformato in Dio, del tutto liberato dallo spettro divino. Dostoevskij, al contrario, intraprende un cammino alla cui fine c’è il Dio fatto uomo, il mistero dell’Incarnazione. In questo percorso, Dostoevskij ha sperimentato l’abbattimento della sofferenza universale, il fascino del male e la vertigine dell’ateismo. È arrivato a considerare quest’ultimo come il terzultimo gradino che porta alla fede, alla quale, tuttavia, non tutti arrivano. Arriva ad affermare che è attraverso la morsa del dubbio che è giunto alla fede, alla lode del Dio vivo, quello che chiama il suo “Osanna”, con la maiuscola.

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)

Dostoevskij e Nietzsche

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Dostoevskij e Nietzsche hanno compiuto un’analisi spietata della nostra epoca. Hanno criticato il razionalismo e l’umanesimo occidentale; hanno denunciato l’idea di progresso, tanto cara all’uomo occidentale; hanno sperimentato un malessere molto simile davanti al regno scientifico e ai suoi sogni idilliaci; hanno ugualmente disprezzato la civiltà superficiale del nostro tempo, hanno scoperto la sua vernice e hanno fatto il possibile per renderla evidente, prevedendo la sua imminente catastrofe. Entrambi hanno sperimentato l’angoscia di Dio, ma l’hanno risolta in modo assai diverso. Nietzsche ha scommesso sull’ateismo, Dostoevskij ha sperimentato la forza dell’ateismo, soprattutto per il problema dell’esistenza di Dio e il problema del male, per i quali ritiene che non ci sia risposta sul piano razionale, ma ha resistito alla loro vertigine.

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)

Kepler452-b, Dostoevskij, ed il “progresso scientifico”

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… Dostoevskij è un gigantesco cratere d’impatto presente sulla superficie di Mercurio, centrato a 44,95° di latitudine sud e 176,24° di longitudine ovest. Il suo diametro è pari a 430,35 km. Il cratere è stato battezzato dall’Unione Astronomica Internazionale in onore del celeberrimo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. “Dostoevskij afferma chiaramente che questi sistemi (come il kantismo e il positivismo) hanno dimenticato un elemento: l’uomo.

Questo palazzo di cristallo è in realtà un carcere oscuro. Non stupisce che Dostoevskij voglia fuggire da questo carcere, caratterizzato dalle verità imposte dalla scienza, da una vita razionalizzata fino all’estremo. Uno dei suoi personaggi dice:

“Che bella cosa è la scienza! (…) Ad ogni modo, mi manca Dio”. Una cosa è certa: la fede è indistruttibile nel cuore dell’uomo. Gli atei possono esporre argomentazioni impeccabili: il vero credente non si confonde, anche se non sa cosa rispondere…”

(http://www.aleteia.org/it/editoriale/documenti/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita-1262001)