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Dostoevskij

Ateismo e Dostoevskij

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L’obiettivo che l’ateismo si pone consiste proprio nell’oscuramento della sfera spirituale dell’uomo; infatti, quando l’uomo si percepisce come creatura desacralizzata, il mondo si chiude su di lui come una prigione, la prigione del “due più due uguale quattro”…… Dostoevskij si ribella alle leggi della razionalità e pone il problema dell’irrazionale. L’irrazionale corrisponde al mondo dell’uomo del sottosuolo, ovvero, è ciò che si trova in profondità, al di sotto dell’evidenza di superficie percepita dalla ragione. Ma questo universo remoto non è affatto riconducibile ad un inconscio di freudiana memoria; Dostoevskij va oltre la psicoanalisi e approda alle regioni dello spirito. La scienza è responsabile del totale fraintendimento di questo fondo oscuro dell’animo umano. (Chiara Ruth Rantini, Dostoevskij. Note per una critica dell’età moderna)

Lo zodiaco e Dostoevskij

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… qualche volta ad incuriosire sono i titoli dei romanzi che sembrano studiati apposta per denunciare il segno natale dello scrittore. Qui diventa un gioco trarre conclusioni! Chi se non lo Scorpione potrebbe aver ispirato titoli come: – L’idiota – Il giocatore – I demoni – Delitto e castigo e, meglio ancora Le memorie da una casa di morti e Memorie dal sottosuolo? Infatti Dostoëvskij ha il Sole nello Scorpione mentre Plutone, signore del segno, è leso in casa terza e manda ben tre quadrature alla prima. Questo potrebbe adattarsi ai Fratelli Karamazov, casa terza – mentre la prima così tormentata si addice ad un altro titolo Umiliati e offesi.
(Giuse Titotto – http://www.larottadiulisse.it/studi/scrt-lbr.html)

Vacanze in Grecia … con

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“Fedor Dostoevskij e le sue “Notti bianche” che diventano un hashtag di successo su Twitter, con Emma ed Elisa che postano sui social network dei selfie che le mostrano immerse nella lettura e con il libro che il giorno dopo entra nella top 5 di iTunes. Quando si dice il potere della televisione e dei nuovi media che diventano letteratura…”

(Massimiliano Lenzi – IL TEMPO.IT)

Dio, l’Uomo e la Libertà

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Dio, l’uomo e la libertà (per Dostoevskij) costituiscono dunque un unico grande e complesso problema; ma se l’uomo rifiuta Dio, automaticamente abdica alla sua libertà e non può che scegliere il male. Il rifiuto di Dio non si manifesta tanto in una condotta dissoluta e immorale quanto nel tentativo di cancellare l’immagine divina che l’uomo ha in sé. L’obiettivo che l’ateismo si pone consiste proprio nell’oscuramento della sfera spirituale dell’uomo; infatti, quando l’uomo si percepisce come creatura desacralizzata, il mondo si chiude su di lui come una prigione, la prigione del “due più due uguale quattro”.

(Dostoevskij – Note per una critica dell’età moderna Chiara Ruth Rantini)

Dostoevskij e la Bellezza

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La nascita di venere – S. Botticelli (1482.1485)

“… vorrei sottolineare ancora una volta che le — cosiddette — eroine «infernali» dei romanzi di Dostoevskij non sono strumenti dell’inferno bensì sue prigioniere. E l’inferno cattura proprio coloro che, al posto di dare se stessi in risposta all’inevitabile e ineluttabile bellezza che è data a loro (perché per Dostoevskij la modalità di esistenza della bellezza nel mondo è il dono di sé) cercano di appropriarsene e su questa strada entrano immancabilmente in conflitto con tutti quelli che cercano di fare lo stesso. La scoperta della propria bellezza come risposta a una bellezza che si rivela è un cammino di sovrabbondanza, un cammino sul quale l’uomo diventa una sorgente di grazia per il mondo.”

(Fonte: Osservatore Romano, 21/04/2012)

VERSO LA MORTE

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Dal formicaio le rispettabili formiche hanno cominciato, e col formicaio certamente finiranno, il che torna a grande onore della loro perseveranza e della loro posatezza. Ma l’uomo è creatura avventata ed assurda, e forse a lui come al giocatore di scacchi interessa soltanto il processo di raggiungimento dello scopo, non già lo scopo stesso. E, chissà (nessuno può giurare il contrario), forse lo scopo a cui tende l’umanità consiste unicamente nel mantenere ininterrotto questo processo di raggiungimento, in altre parole è la vita medesima, e non propriamente la meta da raggiungere, la quale, si capisce, non può esser altro che il due più due quattro, ossia una formula, ma questo due più due quattro non è più la vita, bensì il principio della morte.

F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano, 1975, pagg. 53-54