Il punto di vista

… Il punto di vista di Dostoevskij è questo: egli guarda tutto tramite la sua veggenza, la sua lucidità, la sua profondità. È il punto di vista cristiano. Possiamo certamente partecipare alla polemica intra-cristiana tra le varie confessioni, ortodossa e cattolica: sappiamo quanto fosse vivace e addirittura astioso a volte l’anticattolicesimo di Dostoevskij, ma lo consideriamo come una sua debolezza.

Troviamo in lui anche un’altra debolezza (queste debolezze ci invitano a non santificarlo!): il suo antisemitismo. Queste debolezze che troviamo in Dostoevskij pensatore, come altre che troviamo anche nel Dostoevskij uomo, non scalfiscono minimamente la forza, l’integrità, la superiorità della sua personalità e della sua creatività, e questo conferma che siamo di fronte ad un fenomeno eccezionale.

(Vittorio Strada, Scrittore Ordinario di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Venezia)

Lo scudo, la minestra e la cipolla

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Omero, la Bibbia e Dostoevskij in un libro dell’esegeta Jean-Louis Ska.

… la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante…

(I fratelli Karamazov) Da L’Osservatore Romano del 24.08.2015

Che cosa hanno in comune la descrizione dello scudo di Achille nell’Iliade di Omero, l’episodio biblico di Eliseo nel Secondo libro dei Re e il breve racconto della cipolla riportato nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij? Molto più di quanto a prima vista si potrebbe pensare, come dimostra il gesuita belga Jean-Louis Ska, professore di esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, nel saggio breve Lo scudo e la farina.

Omero, la Bibbia e Dostoevskij (Bologna, Edb, 2015, pagine 36, euro 5,50).

Lo-scudo,-la-minestra-e-la-cipolla-1Alla descrizione dello scudo di Achille sono dedicati ben 130 versi nel capitolo XVIII dell’Iliade (478-608). Sulla splendente arma di difesa, forgiata da

Efesto dietro commissione della madre di Achille, la nereide Teti, è rappresentato l’universo con la terra, il cielo e il mare. Molto particolareggiate sono le immagini che riguardano la società dell’epoca, dal lavoro nei campi alla pastorizia, dallo svolgimento di un processo ai momenti di festa con danze e banchetti. La stabilità e la prosperità di questo piccolo cosmo dipendono dalla capacità del re di governare il Paese e difenderlo contro i suoi nemici, affidandosi al coraggio dei guerrieri. La centralità della guerra è testimoniata dall’ampio spazio riservato a una scena di battaglia, in cui gli assediati escono dalla città per preparare un’imboscata, guidati da Ares e da Atena (509-540).

Il combattimento, che avviene sulle rive di un fiume, si trasforma rapidamente in una reciproca strage, su cui aleggiano minacciose le personificazioni di Furia, Tumulto e Morte funesta. Queste complesse rappresentazioni si trovano su un oggetto fuori dal comune, «unico e impareggiabile» secondo Ska, sia perché realizzato direttamente da un dio sia perché destinato a un eroe di natura semidivina.Una scena ben diversa è quella descritta nel Secondo libro dei Re (4, 38-41): qui non siamo nel mondo aristocratico e guerresco della Grecia arcaica, ma nell’umile quotidianità del popolo di Israele, che lotta ogni giorno per la propria sopravvivenza. Protagonista è Eliseo che, appena tornato a Gàlgala, ordina di preparare una minestra per i figli dei profeti. Nella città imperversa una grave carestia e le scorte sono terminate. Uno dei figli dei profeti, improvvisatosi cuoco, si reca nel bosco in cerca di verdure: raccoglie delle zucche selvatiche e, scambiandole per ortaggi commestibili, le cucina. Fin dal primo assaggio, la sua minestra risulta però immangiabile:

«C’è la morte nella pentola, uomo di Dio!», gridano i commensali. La sua buona volontà è servita a poco.

Spetta a Eliseo trovare una soluzione alla mancanza di cibo: si fa portare della farina e la getta nella pentola. Questa volta la minestra non è avvelenata e tutti possono mangiarne. Nell’episodio biblico, la sopravvivenza è assicurata da un elemento semplice come la farina. Altrettanto comuni sono il sale e l’olio, che compaiono in altri due racconti riguardanti Eliseo. Nel primo (2 Re, 2, 19-22), il profeta getta del sale in una sorgente di Gerico, purificando le acque che fino ad allora avevano causato morte e sterilità; nel secondo, moltiplica le riserve di olio di una vedova, che può così venderlo e saldare i debiti della sua famiglia (2 Re, 4, 1-7).

Anche nei Fratelli Karamazov la salvezza può provenire da una banale cipolla, come nel racconto narrato da Gruscenka nel settimo libro. Una donna malvagia muore ed è gettata dai diavoli in un lago di fuoco. Il suo angelo custode, desideroso di salvarla, riferisce a Dio l’unica buona azione della sua vita: una volta la donna strappò una cipolla dal suo orto e la offrì a una mendicante.

di Giovanni Cerro

Non essere cattivo

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non essere cattivo
verso l’OSCAR

Il lungometraggio terminato dopo la morte di Caligari, regista del cult “Amore tossico”, grazie alla produzione dell’amico Valerio Mastandrea, è il candidato italiano alla statuetta più ambita del cinema.

(http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/09/28/news/_non_essere_cattivo_il_film_postumo_di_claudio_caligari_rappresentera_l_italia_agli_oscar-123848781/)

Apocalisse?

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“… Questi liberali non suppongono neppure che presto sarà la fine del loro progresso e delle loro ciarle. E’ vicino il momento in cui, in luogo della libertà e della giustizia, una selvaggia avidità di ricchezza personale si impadronirà di tutti gli uomini… tutti pre annunziano una pace duratura… invece dalla moralità attuale nascerà indubbiamente una grande guerra, in cui tutto sarà distrutto.”

Non a caso, tutti i crimini politico-rivoluzionari sono commessi in nome di altissimi ideali: traspare chiaramente dal racconto della Leggenda del Grande Inquisitore, contenuto ne I fratelli Karamazov, dove l’aspirazione alla libertà suprema di Cristo viene soffocata e barattata con una condizione di “felicità organizzata”, offerta dalle sapienti mani dell’Inquisitore.

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)

Il Superuomo

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Superuomo – Arturo Martini

… Dostoevskij ha presentito la più terribile delle crisi, che Nietzsche si incarica non solo di annunciare, ma della quale è il grande

artefice: la “morte di Dio”. Dostoevskij anticipa e prevede l’ateismo e il superuomo di Nietzsche, ma supera la tentazione alla quale questi soccombe. Va sottolineato che Dostoevskij si immerge nella grandezza dell’universo di Nietzsche, lo anticipa, sperimenta la sua vertigine, ma scopre il suo veleno e non si lascia abbagliare dai suoi fulgori…

(http://it.aleteia.org/2013/05/06/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita/)

Libertà e fede

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… nella Leggenda si chiarisce la posizione di Dostoevskij riguardo ai rapporti tra libertà, grazia, fede e verità.
Senza libertà, intesa come dono dato all’uomo al momento della Creazione, non vi potrebbe essere fede, essendo questa la conferma alla libertà concessa. Così la grazia è l’appello che Dio fa a ciascun uomo; e non potrebbe essere altrimenti, a meno che non si voglia interpretare questo appello come costrizione esercitata da un dio tiranno o come una forza sovrannaturale e cieca. Ma il cristiano sa che Dio, per noi, è Padre e che il mistero della libertà dell’uomo è tutto racchiuso nelle parole del Pater Noster, in cui l’uomo liberamente si rimette alla volontà di Dio, non per spirito di sottomissione, ché il Padre non è un despota, nè perché considera se stesso impotente, dal momento che il Padre non rappresenta l’ineluttabile destino. Egli invece sa che solo il Padre può compiere per lui la massima libertà e cioè sottrarre l’intera sua persona dal potere della morte, donandogli vita eterna. Il destino dell’uomo è comunque un destino di libertà anche nel caso in cui la libertà si muti in schiavitù e ciò si verifica ogni volta che “l’uomo, nell’impeto della sua libertà non vuol riconoscere nulla di più alto dell’uomo…

(http://www.orthodoxia.it/theodoros/teol_dostoevskij.php)