La leggenda…

… “Perché sei venuto a disturbarci?” esclama, il novantenne, saggio cardinale di Siviglia, davanti al Cristo in catene e silenzioso. E continua a rimproverarlo: Stai rovinando tutto. Noi stiamo correggendo l’opera tua, perché hai chiesto troppo agli uomini dando loro la libertà, ma essa è intollerabile per la natura umana. E’ un peso troppo grande. Tu hai creato l’uomo ribelle ma i ribelli non possono essere felici. E gli uomini anelano alla felicità. E allora abbiamo corretto, per queste povere creature che tu volevi così grandi, perché libere (ma solo in pochi avrebbero potuto essere liberi, cioè grandi), abbiamo corretto la tua opera col mistero, il miracolo e l’autorità. Noi saremo infelici e condannati per la loro felicità. Così l’Inquisitore. Allora il Cristo, che è sempre rimasto silenzioso, lo guarda calmo e lo bacia. L’Inquisitore sconvolto lo lascia andare via: “Vattene e non venire mai più, mai più!”. Non tornare mai più con la tua libertà. Davvero lo scandalo dell’universo è la libertà. La fede nel Cristo è fondata sulla libertà, la sua parola è una parola di libertà. Mentre attorno a noi si costruiscono prigioni, mentali, economiche, atomiche, politiche, anche ecclesiali…

(Vincenzo Passerini) http://www.il-margine.it/Rivista/Archivio/1993/05/Lo-scandalo-del-Vangelo-nell’opera-letteraria-di-Dostoevskij-e-Bernanos

Stivali rotti!

da”Povera gente” di Fëdor Dostoevskij

«Lì, in qualche angolo fumoso, in qualche canile umido, che per necessità è tenuto alla stregua di un alloggio, un artigiano si è destato dal sonno; e nel sonno, parlando figuratamente, per tutta la notte ha sognato gli stivali che ieri ha rotto senza rimedio, proprio come se un uomo debba sognare una porcheria simile! […] Proprio qui, in questa stessa casa, a un piano superiore o inferiore, in camere dorate, anche un ricchissimo personaggio, forse, di notte, sogna sempre gli stessi stivali, cioè, stivali di un’altra qualità, di un altro modello, ma nondimeno stivali, poiché nella mia idea qui sottintesa, noi tutti siamo un po’ calzolai, cara. Anche questo non sarebbe niente, ma soltanto è vergogna che, accanto a questo ricchissimo personaggio non ci sia un uomo che gli mormori all’orecchio: “Basta, insomma, pensare a una cosa simile, pensare unicamente a te stesso, vivere soltanto per te stesso; tu, dunque, non sei un calzolaio, e i tuoi figli sono sani, tua moglie non chiede pane, guardati intorno, non vedi forse per le tue preoccupazioni un oggetto più nobile dei tuoi stivali?”»

Dostoevskij e la ghigliottina

«Ciò forse cominciò innocentemente, per scherzo, per civetteria, per un gioco d’amore, forse, veramente, da un atomo, ma questo atomo di menzogna penetrò nei loro cuori e piacque loro. Poi rapidamente questo generò la sensualità, la sensualità generò la gelosia, la gelosia generò la crudeltà…Oh, non so, non ricordo, ma presto, molto presto sprizzò il primo sangue: essi si meravigliarono e si spaventarono e cominciarono a separarsi, a disunirsi.

Nacquero le alleanze, ma ormai degli uni contro gli altri. Cominciarono i rimproveri, le rampogne. Essi scoprirono la vergogna e la elevarono a virtù. […] Essi cominciarono a tormentare gli animali e gli animali fuggirono nei boschi e divennero loro nemici. Cominciò la lotta per la divisione, per la separazione, per il mio, per il tuo. Cominciarono a parlare in lingue diverse. Essi scoprirono il dolore e presero ad amarlo, erano assetati di sofferenza e dicevano che la verità si raggiunge soltanto attraverso la sofferenza. Allora tra loro apparve la scienza. Quando essi furono diventati cattivi cominciarono a parlare di fratellanza e solidarietà. Quando furono diventati colpevoli inventarono la giustizia e prescrissero interi codici per difenderla, e per osservare i codici installarono la ghigliottina[…]»

Il male sulle spalle

 

… Di fronte al problema del male, Dostoevskij crede fermamente che Cristo non sia venuto a spiegare la sofferenza né a risolvere il problema del male; Gesù ha preso il male sulle sue spalle per liberarcene.

Dostoevskij vede chiaramente che la domanda dell’ateo è questa: “Cosa può l’uomo? Cosa può un uomo?”. Nietzsche pensa che l’uomo avrebbe potuto essere un’altra cosa, avrebbe potuto essere di più, ma rimane in questa tappa tanto indegna.

Per questo annuncia il “superuomo”, l’uomo trasformato in Dio, del tutto liberato dallo spettro divino.

Dostoevskij, al contrario, intraprende un cammino alla cui fine c’è il Dio fatto uomo, il mistero dell’Incarnazione. In questo percorso, Dostoevskij ha sperimentato l’abbattimento della sofferenza universale, il fascino del male e la vertigine dell’ateismo. È arrivato a considerare quest’ultimo come il terzultimo gradino che porta alla fede, alla quale, tuttavia, non tutti arrivano. Arriva ad affermare che è attraverso la morsa del dubbio che è giunto alla fede, alla lode del Dio vivo, quello che chiama il suo “Osanna”, con la maiuscola…

(Jorge Luis Zarazúa http://it.aleteia.org/2013/05/06/dostoevskij-il-profeta-dellaltra-vita/)