Dostoevskij e la Bellezza #2

… pensiamo alla celebre citazione tratta dal romanzo L’idiota, che normalmente noi ricordiamo in modo un po’ diverso dal testo originale, nella forma che le diede Vladimir Solov’èv: «La bellezza salverà il mondo».

… La bellezza, quindi, non è una forza trionfante che incombe sul mondo con funzione   salvifica.

No, la bellezza è qualcosa che è già presente nel mondo ed è poi proprio in virtù di questa sua presenza che il mondo sarà salvato. La bellezza, come Dio, non lotta, ma permane, e la salvezza giungerà al mondo attraverso lo sguardo dell’uomo che saprà scorgerla in tutte le cose. Che smetterà di rinchiuderla, di imprigionarla.

Nei taccuini del romanzo lo starec Zosima parla di questa permanenza della bellezza nel mondo affermando che «il mondo è un paradiso [e che] le chiavi le abbiamo noi» , e ancora che «l’uomo è circondato dal mistero di Dio, dal grande mistero dell’ordine e dell’armonia» …

(Fonte Osservatore Romano 21/04/2012 – Tat’jana Kasatkina)

Stanno o cadono insieme

 

… ciò non è avvenuto per caso. La negazione di Dio non ha coinciso casualmente con la negazione del male morale. I due, esistenza del male morale nell’uomo ed esistenza di Dio, stanno o cadono insieme. Nessuno come Dostoevskij ci ha fatto riflettere su questo, soprattutto in due grandiosi romanzi, Delitto e castigo e I fratelli Karamazov.

“Se Dio non esiste tutto è permesso”: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto. Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a “legare” la sua libertà. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi…

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Servo o affamato?

 

… dalla famosa leggenda del Grande Inquisitore. Il contenuto è noto; basta richiamarlo brevemente. Cristo ricompare a Siviglia in piena controriforma. Il Grande Inquisitore lo va ad incontrare e gli rivolge un lungo discorso. In esso sostanzialmente rimprovera Cristo di aver dato all’uomo la libertà; di avergli dato la consapevolezza di essere una persona. Ma alla fine – pensa il grande Inquisitore – l’uomo fa volentieri senza della sua libertà: troppo rischiosa! Ed egli è disposto a cederla a chi gli assicura il pane.
Cosa che il Grande Inquisitore ha fatto, e gli uomini hanno seguito lui e non Cristo. L’uomo, in fondo, preferisce essere servo ma sazio, piuttosto che libero ma affamato …

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Addio! a Franco Interlenghi

E’ morto questa mattina alle 11.30 nella sua casa romana di Ponte Milvio, a 83 anni, Franco Interlenghi. L’attore nato a Roma nel 1931, straordinario protagonista quindicenne di Sciuscià di Vittorio De Sica, e poi della stagione del Neorealismo, fu diretto da Antonioni e Fellini al cinema, e a teatro da Luchino Visconti. Ne dà notizia la figlia Antonellina.

Tra i suoi film più celebri vanno ricordati I vinti di Michelangelo Antonioni (1953), I vitelloni di Federico Fellini (1953) e Giovani mariti di Mauro Bolognini (1958). In teatro fu protagonista in Morte di un commesso viaggiatore per la regia di Luchino Visconti.

La sua carriera cinematografica era poi proseguita fino a pochi anni: pur senza più interpretare ruoli di primissimo piano, Interlenghi aveva con Giuseppe Tornatore (Il camorrista), Michael Placido (Pummaro’,  Le amiche del cuore e Romanzo criminale) , Tonino Cervi (L’Avaro)e Fausto Brizzi (Notte prima degli esami – Oggi).

Nel 1955 ha sposato l’attrice Antonella Lualdi. Dal loro matrimonio sono nate due figlie: Stella ed Antonellina Interlenghi, entrambe attrici.

Franco Interlenghi