… Anna G. Dostoevskaja racconta nelle sue memorie, pubblicate in Italia da Bompiani con il titolo Dostoevskij mio marito, come il grande narratore russo non potesse permettersi di bere neanche un bicchiere di vino per l’effetto nocivo che gli alcolici avevano su di lui: le crisi epilettiche di cui lo scrittore soffrì sempre, si manifestarono davanti alla giovane moglie proprio nelle prime settimane di matrimonio, quando i novelli sposi, invitati dai vari parenti, venivano festeggiati con vino e champagne…
Si corre, si strepita, si picchia, ci si affretta per la felicità, dicono, dell’umanità!
“Nell’umanità tutto è strepito e industria, manca la pace spirituale” si lamenta un pensatore che vive in ritiro.
“Sia pure, ma il clangore dei carri che portano il pane all’umanità che muore di fame è meglio della pace spirituale” gli risponde vittorioso un altro pensatore, gran viaggiatore allontanandosi da lui con aria di superiorità.
Io, abominevole Lebedev, non credo ai carri che portano il pane all’umanità! Perché i carri che portano il pane a tutta l’umanità, se non sono guidati da una forza morale possono impietosamente escludere dal godimento del loro carico gran parte dell’umanità, come è già accaduto.
L’assenza di Dio, l’uomo e il nulla, il mondo come male oscuro e incomprensibile. Nel 192° anniversario della nascita, Lyudmila Saraskina, critico letterario, risponde alle domande dei lettori di Russia Oggi sul genio della Letteratura Russa.
In che cosa consiste la visione peculiare che Dostoevskij aveva della religione?
Quale delle sue opere rivela più chiaramente il suo credo religioso?
La particolarità della visione religiosa di Dostoevskij è che la sua fede passò attraverso il grande crogiolo del dubbio. Le sue convinzioni religiose sono espresse chiaramente nel romanzo “I fratelli Karamazov”.
Vorrei conoscere la relazione di Dostoevskij con il cristianesimo.
Era ortodosso e sentiva un grande amore per Cristo.
Qual era il rapporto di Dostoevskij con il cattolicesimo? Nelle sue opere emerge un’attitudine critica nei confronti di questa dottrina.
Conobbe, durante il carcere, dei detenuti polacchi che erano cattolici. Il loro atteggiamento arrogante nei confronti del resto dei prigionieri ortodossi lo infastidiva.
Più tardi, scrisse parole molto critiche su Papa Pio IX.
Dostoevskij lesse i Padri della Chiesa? Fu in qualche modo influenzato da Giovanni Crisostomo? Certo che li lesse. Sia i Padri della Chiesa che Giovanni Crisostomo. Riguardo al teologo bizantino, lo citò più volte nelle sue opere, conosceva la sua Liturgia e citava la sua
“Omelia per la Pasqua”: “Morte! Dov’è il tuo pungiglione?”
… per una realtà cattiva che provoca il destino di noi tutti. “ Una crisi – dice Hannah Arendt – ci costringe a tornare alle domande; esige da noi risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto; e si trasforma in una catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con giudizi preconcetti, ossia pregiudizi, aggravando così la crisi e per di più rinunciando a vivere quell’esperienza della realtà, a utilizzare quell’occasione per riflettere, che la crisi stessa costituisce.”
(H. Arendt, Tra passato e futuro, Garzanti, Milano, 1991)
Si dice che sul letto di morte Romano Guardini si sia rivolto ad un amico: “Nel giorno del giudizio, certo, risponderò alle domande che Dio mi rivolgerà ma io stesso gli porrò domande: Perché la sofferenza degli innocenti?”.
… L’epoca attuale è l’epoca dell’aurea mediocrità e dell’insensibilità, dell’amore dell’ignoranza, della pigrizia, dell’inettitudine all’azione e della pretesa di trovare tutto pronto… (F. Dostoevskiy)