
Il granello

Dostoevskij ha trovato il granello di sabbia che distrugge il meccanismo contro il quale non risparmia i suoi feroci attacchi. Ma si badi bene, tutto ciò in difesa della libertà umana. E poco male se questa operazione sottintende, in maniera nemmeno troppo velata, che non è possibile un’umanità da cui sia estirpato completamente il male. Ciò che Dostoevskij teme più di ogni altra cosa, è che l’uomo sia privato della libertà e annullato in sistemi premeditati: “dunque, basta solo scoprire queste leggi della natura e l’uomo non risponderà più delle proprie azioni e gli sarà estremamente facile vivere. Tutte le azioni umane, va da sé, saranno enumerate allora secondo queste leggi, matematicamente, come le tavole dei logaritmi […] “Solo allora”, tutto ciò lo dite voi “inizieranno nuovi rapporti economici, già del tutto pronti e calcolati anch’essi con esattezza matematica, cosicché in un attimo sparirà ogni tipo di domanda, proprio perché ad esse risulterà ogni tipo di risposta. Allora sarà costruito il palazzo di cristallo.”
di Alessandro Palladino
alessandropalladino@alice.it
Muro di pietra

“Dio mio, ma che me ne importa delle leggi della natura e dell’aritmetica, quando per qualche motivo quelle leggi e il due per due quattro non mi piacciono?
S’intende, non abbatterò quel muro con la testa, se in effetti non avrò la forza di abbatterlo, ma non mi ci rassegnerò nemmeno solo perché ho davanti un muro di pietra e non mi bastano le forze.”
(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo)
Corruzione e progresso

«Ciò forse cominciò innocentemente, per scherzo, per civetteria, per un gioco d’amore, forse, veramente, da un atomo, ma questo atomo di menzogna penetrò nei loro cuori e piacque loro. Poi rapidamente questo generò la sensualità, la sensualità generò la gelosia, la gelosia generò la crudeltà…Oh, non so, non ricordo, ma presto, molto presto sprizzò il primo sangue: essi si meravigliarono e si spaventarono e cominciarono a separarsi, a disunirsi.
Nacquero le alleanze, ma ormai degli uni contro gli altri. Cominciarono i rimproveri, le rampogne. Essi scoprirono la vergogna e la elevarono a virtù. […]
Essi cominciarono a tormentare gli animali e gli animali fuggirono nei boschi e divennero loro nemici. Cominciò la lotta per la divisione, per la separazione, per il mio, per il tuo. Cominciarono a parlare in lingue diverse. Essi scoprirono il dolore e presero ad amarlo, erano assetati di sofferenza e dicevano che la verità si raggiunge soltanto attraverso la sofferenza. Allora tra loro apparve la scienza. Quando essi furono diventati cattivi cominciarono a parlare di fratellanza e solidarietà.
Quando furono diventati colpevoli inventarono la giustizia e prescrissero interi codici per difenderla, e per osservare i codici installarono la ghigliottina […]»
(“Il sogno di un uomo ridicolo” F. Dostoevskij)
Leopardi e Dostoevskij

… In Leopardi il dolore non nasce solo dalla fine delle illusioni. Il dolore ha una radice religiosa: l’uomo cerca disperatamente un suo partner che non può che essere fuori dal mondo mutevole.” «S’avessi io l’ale»
… Dostoevskij è certamente un grande scrittore, ma è anche un profeta nel senso che svela l’uomo a se stesso, ne scandaglia le pieghe nascoste, ne rivela la grandezza e la miseria, ne proclama la missione, ne narra la drammaticità delle scelte.
(Divo Barsotti www.notedipastoralegiovanile.it)
