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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Lettere

La vita è vita dappertutto; la vita è dentro noi stessi, e non in ciò che ci circonda all’esterno. Intorno a me ci saranno sempre degli uomini, ed essere un uomo tra gli uomini e rimanerlo per sempre, in qualsiasi sventura, non abbattersi e non perdersi d’animo, ecco in che cosa sta la vita, e in che cosa consiste il suo compito. Io mi sono reso conto di questo, e questa idea mi è entrata nella carne e nel sangue. Si, è vero! Quella testa che creava, che viveva della vita superiore dell’arte, che aveva preso coscienza e si era abituata alle sublimi esigenze dello spirito, ebbene quella testa è già stata tagliata via dalle mie spalle. E’ rimasta la memoria e le immagini da me create, ma non ancora realizzate. Queste immagini mi bruceranno come piaghe aperte, è vero! Ma in me è rimasto il cuore, è rimasta quella stessa carne e sangue che può sempre amare e soffrire, desiderare e ricordare, e questa è ancora vita.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

(lettera al fratello Michail)

Solitudine e nudità

Dostoevskij compone opere polifoniche in cui la tragedia e la colpa assumono la forma del romanzo. Nella sesquipedale opera I fratelli Karamazov il tema del rapporto con Dio raggiunge il culmine e si esplica magnificamente nell’episodio del Grande Inquisitore, che rappresenta il nucleo di quel romanzo. Inviterei a leggere e rileggere quella pagina del Grande Inquisitore, recitata da Ivan dinanzi all’accorata stupefazione di Alesa. Vi sembrerà scritta oggi, scritta per noi e da noi, vi farà rabbrividire nella vostra nudità, solitudine e finitudine.

(Giuseppe Cetorelli – www.ilquorum.it)

Il servo sciocco

… ecco l'”idiota” per antonomasia. E’ contraddittorio, perché aspira all’ideale, ma non è l’ideale; dona senza contare; gli dicono “tutti ti ingannano, tu lo sai e ti fidi ugualmente”; è coraggioso e il mondo scettico ride di lui; egli può apparire nella sua vera natura, mostrare il lato che di solito rimane nascosto; ha un’infinita capacità di compassione; afferma la verità senza badare alle conseguenze. E l’Alioscia dei Karamazov? Desta simpatia ma anche diffidenza e scherno tra i compagni; ha un’intelligenza media ma un cuore caldo; è lieto e taciturno; è intrepido anche lui; il suo essere “giudica”, “tu sei la mia coscienza”, gli vien detto; assomiglia agli “innocenti”, agli “idioti”; è generoso, senza senso del denaro, dispensa i suoi beni; è sincero, non si preoccupa del domani. E soprattutto la verità prorompe da lui …

(V.Passerini – www.ilmargine.it)

In movimento

L’uomo del sottosuolo è l’uomo occidentale che si risveglia dalle “essenze profumate” del Romanticismo e che nega con la forza di chi non è da sempre stato all’opposizione ma si è sentito tradito da quei valori falsi ed ambigui. Le dinamiche di vanità, orgoglio, invidia, ossessione, sdoppiamento,… sono da entrambi indagate. Nietzsche con estrema lucidità investe di luce fredda i “meccanismi” dell’uomo e li svuota, Dostoevskij li fa corrodere dall’interno. Nietzsche è esplosivo, Dostoevskij è implosivo. L’uno grida, l’altro conduce il lettore a vedere.

(M. Russo – www.filosofico.net)