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Curiosità sul film Il Grande Inquisitore

Essere!

“E Dio sfida sempre l’uomo all’esistenza, non dicendogli di essere qualcosa o qualcuno, ma di essere e basta: sii, è questo il grande invito che Dio rivolge all’uomo”.

Nei Fratelli Karamazov, il protagonista Mitja, anche lui con una grande colpa da espiare, affermava piangendo: “Sai, forse al processo non risponderò nemmeno … e mi sembra di avere tanta di quella forza in questo momento da poter sconfiggere tutto, tutte le sofferenze, pur di poter dichiarare e dire a me stesso ogni istante: io sono! Fra mille tormenti: io sono! Al rogo: io sono! Me ne sto attaccato alla colonna, ma esisto, vedo il sole, e se non vedo il sole so che c’è. E sapere che c’è il sole è già tutta la vita”.

http://www.europaoggi.it/content/view/2517/142

Immortalità

– Siete scrittori? – ribatté la cittadina.

– Indubbiamente – asserì Korov’ev con dignità.

– Le vostre tessere?

– Bellezza mia…- attaccò teneramente Korov’ev.

– Non sono una bellezza.

– Che peccato! – fece Korov’ev deluso. – Be’, se non vuol essere una bellezza, cosa che sarebbe quanto mai piacevole, padronissima di non esserlo. Dunque, per convincersi che Dostoevskij è realmente uno scrittore, lei gli chiederebbe la tessera? Ma prenda cinque pagine qualsiasi di un qualsiasi suo romanzo, e si convincerà senza nessuna tessera di aver a che fare con uno scrittore! Anzi, suppongo che Dostoevskij non l’abbia mai avuta la tessera! Tu che cosa ne dici

Ippopotamo?

– Scommetterei che non l’aveva, – rispose il gatto posando il fornello sulla tavola accanto al registro e asciugandosi il sudore sulla fronte nera di fuliggine.

– Lei non è Dostoevskij, – ribatté la cittadina, confusa dal discorso di Korov’ev.

– Non si può mai sapere, non si può mai sapere.

– Dostoevskij è morto, – prosegui la donna senza troppa convinzione.

– Protesto! – esclamò Ippopotamo (Behemoth) (*) con fervore.

– Dostoevskij è immortale!

(*) Behemoth (in russo Бегемот, letteralmente “Ippopotamo”) è un personaggio del romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. È un demone membro del seguito di Woland, paggio e buffone.

( Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita)

Letteratura e Guerra

Tolstoj, uno dei più grandi pacifisti della storia russa, non si era sempre attenuto al principio dell’amore per la pace. Fu l’esperienza della guerra a cambiarlo: lo scrittore partecipò alla difesa di Sebastopoli durante la guerra di Crimea (1853-1856) e a una campagna militare per l’assoggettamento dei popoli caucasici. In seguito a questi avvenimenti Tolstoj giunse al rifiuto assoluto di qualsiasi uccisione, e di conseguenza alla negazione di molte delle istituzioni sociali esistenti, tra cui anche la chiesa e lo stato.

(http://it.rbth.com/cultura/2014/08/26/quando_la_letteratura_incontra_la_guerra_32425)

No Guerra!

“In certi casi, se non addirittura in tutti (tranne forse le guerre intestine), la guerra è un processo per mezzo del quale appunto con il minor spargimento di sangue, con il minore strazio e il minor dispendio di forze si raggiunge la tranquillità internazionale e si instaurano, almeno approssimativamente, dei rapporti per quanto è possibile normali tra le varie nazioni. (…)

È piuttosto la pace, una pace prolungata, a trasformare gli uomini in bestie e a renderli feroci, e non la guerra. (…) Una guerra combattuta per un nobile fine, per l’emancipazione degli oppressi, per un’idea disinteressata e santa: questo genere di guerra purifica l’aria infetta dai miasmi che vi si sono accumulati, risana l’anima, scaccia la vergognosa viltà e l’indolenza, dona e chiarisce l’idea alla cui realizzazione è chiamata questa o quella nazione. Tale guerra rinvigorisce ogni singola anima con la coscienza del suo sacrificio, e lo spirito dell’intera nazione con la coscienza della reciproca solidarietà e dell’unità di tutte le membra che compongono la nazione”.

(F. Dostoevskij “Diario di uno scrittore”, 1876. “Il sangue versato è salvifico?”)

Nel 1877 la Russia dichiarò guerra alla Turchia. Oltre ai motivi politici, in questa guerra era presente anche un’idea elevata: in Russia essa viene considerata come un tentativo di aiutare con spirito di fratellanza i bulgari e i serbi, oppressi dai turchi. Alla vigilia della guerra e durante il primo anno di combattimenti Dostoevskij pubblicò il suo “Diario di uno scrittore”, nel quale raccolse molte riflessioni sulla guerra e sulla politica europea più in generale.

Quest’opera pubblicistica scritta un secolo e mezzo fa presenta sorprendenti somiglianze con le analisi politiche che appaiono oggi sulla rete, per il suo fervore, la nettezza dei giudizi e la passione per i pronostici e le previsioni. Prima dell’entrata in guerra ufficiale, Dostoevskij considera la possibilità di una guerra non dichiarata, combattuta da forze volontarie: un evidente parallelo con la situazione attuale nel Sud-Est dell’Ucraina.

(http://it.rbth.com/cultura/2014/08/26/quando_la_letteratura_incontra_la_guerra_32425)

Il castigo

“Se Dio non esiste tutto è permesso”: il frutto della negazione di Dio per il vero ateo è la liberazione da ogni legge morale. Ma cosa accade in uomini come Raskolnikov o come Ivan Karamazov? Vengono distrutti, alla fine, dal delitto che hanno compiuto. Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. Non sono certo la società e lo Stato ad impegnare la coscienza dell’uomo, a “legare” la sua libertà. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi. Ma c’è qualcosa nell’uomo che ha peccato che gli impedisce alla fine di accontentarsi dei vari surrogati al perdono di Dio. È il trovarsi con se stesso, con un se stesso divorato dalla potenza distruttiva del rimorso. Il castigo che segue al peccato – come hanno ben visto Manzoni e Dostoevskij – “precede la condanna di ogni tribunale ed è più terribile di ogni condanna. È questo “castigo” la prova di Dio. Il peccatore può non riconoscere Dio nel suo castigo, ma se l’uomo non può impunemente offendere la legge, senza che il delitto ricada su di lui, la distruzione psicologica che segue al delitto afferma ugualmente la “divinità della legge””

[D. Barsotti, Dostoevskij. La passione per Cristo, Edizioni Messaggero, Padova 1996, 182 http://www.caffarra.it/incontro161110.php#sthash.Bz7vw7SI.dpuf

Anticristo

La figura dell’Anticristo è presente, da quasi duemila anni, nelle culture di matrice giudaico-cristiana… la categoria dell’anticristo è stata coltivata con grande intensità nella tradizione russa, all’interno della quale sono nati due testi molto significativi, entrambi finemente analizzati da Vannini: I fratelli Karamazov — in cui il Grande Inquisitore si rivela come Anticristo — di Dostoevskij, e Il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ev,…

Marco Vannini (L’Anticristo. Mito e storia, Milano, Mondadori, 2015)

( http://www.osservatoreromano.va/it/news/il-ritorno-dellanticristo#sthash.3vL2fGEv.dpuf)