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Dostoevskij

Il Cristo di Dostoevskij tace

ilgrandeinquisitore By ilgrandeinquisitore1 min read163 views

… il suo silenzio ci induce a trovare la nostra voce, a portare rispetto verso il grande mistero che anima e caratterizza l’uomo e che dovrebbe portare tutti noi ad una modesta, umana parola. Come il profeta Elia che sente una sottile voce di silenzio, il mormorio di una brezza leggera (1Re 19,12), presenza misteriosa che spinge le volontà al bene, anche noi dovremmo imparare a stare soli con noi stessi per scoprire il dono del silenzio come condizione per recuperare la nostra umanità e prepararci all’incontro con le voci altrui.

(L’apologia del silenzio, www.cattolicanews.it)

Eterna domanda

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Le pagine di Dostoevskij danno vita ad una continua provocazione: l’autore parla di tutti noi, siamo noi coloro che hanno delegato la propria responsabilità agli altri poiché il peso della libertà è insopportabile. Le parole dell’Inquisitore risuonano quindi come la requisitoria di un anziano uomo di chiesa che ama Cristo e riconosce la debolezza degli uomini nel momento in cui non accettino di portare il peso della libertà, pur chiedendosi “che colpa hanno tutti gli altri, i deboli, se non hanno saputo sopportare quello che i forti hanno sopportato? Di che cosa è colpevole un’anima debole, se non ha la forza di accogliere doni così terribili?”.

(www.cattolicanews.it)

Sfera di cristallo

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“…Una volta che l’umanità intera abbia rinnegato Dio (e io credo che tale epoca, a somiglianza delle epoche geologiche, verrà un giorno), tutta la vecchia concezione cadrà da sé, senza bisogno di antropofagia, e soprattutto cadrà la vecchia morale, e tutto si rinnoverà. Gli uomini si uniranno per prendere alla vita tutto ciò che essa può dare, ma unicamente per la gioia e la felicità di questo mondo. L’uomo si esalterà in un orgoglio divino, titanico, e apparirà l’uomo-dio. Trionfando senza posa e senza limiti della natura, mercé la sua volontà e la sua scienza, l’uomo per ciò solo proverà ad ogni istante un godimento così alto da tenere per lui il posto di tutte le vecchie speranze di gioie celesti…”

(I fratelli Karamazov, F. Dostoevskij)