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Dostoevskij

Il tris di Dostoevskij

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Dio, uomo e libertà.

Tris complesso e articolato perché se l’uomo rifiuta Dio, conseguentemente abbandona il trono della libertà e non può che optare per il male. Se “l’uomo è solo un riflesso passivo dell’ambiente sociale esterno, se non è un essere responsabile, allora non c’è uomo e non c’è Dio, non c’è libertà, non c’è il male e non c’è il bene”.
(N. Berdjajev, La concezione di Dostoevskij, Torino, Einaudi, 1977, p. 90)

DOSTOEVSKIJ a PARIGI

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“Parigi è la città più virtuosa del mondo” Ma la frase si rivela ben lungi dall’essere un complimento. Basta leggere il seguito per capire che è piena di sarcasmo, ironia, disprezzo.“ Non si riuscirà mai a persuadere un francese, e cioè un parigino (perché in fondo tutti i francesi sono dei parigini) di non essere il primo nel mondo intero. D’altra parte, egli sa molto poco del mondo intero fuori Parigi. E niente ne vuol sapere”. Parigi, secondo Dostoevskij, è ipocrita. Finge che tutto vada sempre per il meglio. Che la povertà, la sofferenza, la stupidità delle masse non esistano. Il borghese parigino vuole convincersi che tutto è ordinato, tutto è piacevole e felice. Tutti cercano di convincere sé stessi ed il mondo che Parigi e la Francia sono il migliore dei mondi possibili …

(Fedor Mihajlovic Dostoevskij, Le Bourgeois de Paris, ed. Rivages, 2006)

CONTRASTI

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Per Dostoevskij esiste incompatibilità tra lo spirito occidentale e lo spirito russo.

“Il russo è scettico e beffardo, dicono di noi i francesi, ed è vero. Noi siamo più cinici […]
consideriamo tutto con maggiore freddezza […] in ogni caso, in una maniera più astratta”.

DOSTOEVSKIJ a MILANO

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Tra l’ ottobre e il novembre del 1868 Fedor Dostoevskij vive a Milano. Così scrive all’amico Apollon Nikolàevic Màjkov: «Due mesi fa attraverso il Sempione ci siamo trasferiti a Milano. Qui il clima è migliore, la vita più cara, piove molto e per di più ci annoiamo mortalmente…»

(Dostoevskij, Epistolario, vol. II, trad. E. Lo Gatto, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1951)

DOSTOEVSKIJ A FIRENZE

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Nel 1849 F. Dostoevskij fu condannato a morte per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi. Lo zar Nicola I commutò la condanna a morte in lavori forzati a Omsk in Siberia. Dopo quattro anni fu lasciato libero e i iniziò un lungo viaggio tra le capitali europee; fra il 1868 al 1869 si fermò a Firenze e concluse “L’Idiota”.

“Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive.” FEDOR M. DOSTOEVSKIJ (1821-1881)